Le università trash corrono sul web

Il ministro Mariastella Gelmini s’è accorta dello scandalo degli “atenei telematici”. Ha dimenticato di dire che la bella pensata delle lauree facili via web fu del ministro Letizia Moratti, contro il parere del CUN. Ripubblichiamo l’editoriale del BdA dell’Università di Catania, col quale si denunciava questa truffa
- Invece al Politecnico di Torino l’e-learning è una cosa seria

Con un comunicato stampa del 15 ottobre il ministro Mariastella Gelmini rivendica «regole certe, affidabili e improntate al rigore» per gli atenei telematici. L’autorizzazione di ben undici “atenei telematici” fu concessa sei anni fa dal ministro Letizia Moratti.  Nonostante la successiva opposizione del ministro Mussi, le fabbriche di lauree a pagamento hanno continuato a prosperare in assenza di un qualsiasi regolamento e negli ultimi tre anni il numero dei loro iscritti si è incrementato del 900%. Ma la truffa era evidente fin dall’inizio. Come dimostra l’eccellente editoriale del “Bollettino d’Ateneo” dell’Università di Catania (2003, n. 1-2) che Step1 ha deciso di ripubblicare.

Nello scorso febbraio [2003, NdR], la Commissione europea ha pubblicato un documento Sul ruolo delle università nell’Europa della conoscenza, invitando tutte le parti interessate a partecipare al dibattito. I toni del testo sono indiscutibilmente elevati. Si parte dal presupposto che le «università svolgono un ruolo particolarmente importante, in considerazione del loro tradizionale doppio compito di ricerca e d’insegnamento, del loro ruolo crescente nel complesso processo dell’innovazione e degli altri contributi che apportano alla concorrenzialità dell’economia e alla coesione sociale, ad esempio per quanto riguarda il loro ruolo nella vita della città e in materia di sviluppo regionale». Si mette inoltre in rilievo che «la creazione di un’Europa fondata sulla conoscenza rappresenta per le università una fonte di opportunità, ma anche considerevoli sfide. 

Le università operano infatti in un ambiente sempre più globalizzato, in evoluzione costante, segnato da una concorrenza crescente nell’attirare e mantenere i migliori talenti e dall’emergere di nuove necessità cui sono chiamate a rispondere». Né si nascondono le difficoltà, giacché «In genere le università europee dispongono di vantaggi e mezzi finanziari inferiori rispetto alle loro controparti di altri paesi sviluppati, in particolare degli Stati Uniti. Si pone pertanto il problema della loro capacità di fare concorrenza alle migliori università del mondo garantendo un livello d’eccellenza duraturo. È questa una questione particolarmente attuale nella prospettiva dell’allargamento, vista la situazione spesso difficile delle università dei paesi candidati in termini di risorse umane e di mezzi finanziari».

Eppure, parafrasando una celebre espressione, verrebbe da dire che mentre al Lussemburgo si cercava la pietra filosofale, a Roma senza troppo clamore si batteva la moneta legale. Ci riferiamo a un decreto ministeriale emanato quasi di soppiatto, al punto che i rettori delle università italiane non ne erano stati neanche messi al corrente. Il decreto prevede che i titoli accademici (quindi le lauree, i master e persino i dottorati) possano essere rilasciati da istituzioni universitarie, create da soggetti pubblici e privati, che prenderanno il nome di università telematiche.

Un po’ come nei romanzi horror-fantasy di Philip K. Dick e nelle atmosfere allucinate dei film che ne derivano (da “Blade Runner” a “Minority Report” a “The Matrix”), fondati sullo sviluppo di forme artificiali dotate della stessa sensibilità dell’uomo, sull’invadenza del potere politico nei corpi e nelle menti, sulla difficoltà di distinguere cosa è umano e cosa non lo è, con tutti gli incubi e i demoni che ne conseguono, siamo tenuti ad analizzare i dettagli di questa creatura ministeriale un po’ androide: “Criteri e procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle università statali e non statali e delle istituzioni universitarie abilitate a rilasciare titoli accademici” (Decreto 17 aprile 2003, G. U. n. 98, del 29-4-2003).

Il decreto fissa i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza, trasformando in soggetto universitario a pieno titolo quella che finora era stata una sperimentazione condotta da alcune università. La qualifica di ‘università telematica’ verrà infatti conferita da un comitato di esperti composto da sette persone: tre designate dal ministro dell’Istruzione, tre dal ministro per l’Innovazione e le tecnologie, e un Presidente scelto previa intesa tra i ministri. Le attuali università sono lasciate completamente da parte, mentre al Consiglio universitario nazionale si attribuisce soltanto la facoltà di esprimere un parere. Ottenuto il riconoscimento, tutto ministeriale, qualsiasi ‘università telematica’ sarà libera di reclutare professori, tenere corsi e rilasciare titoli accademici, al di fuori di ogni verifica da parte del sistema universitario vero e proprio. 

Oltre alle riserve espresse dalla Crui, secondo alcuni critici: «Si tratta di un altro poderoso contributo alla privatizzazione dell’università e soprattutto alla degradazione della ricerca di alto livello […]. Un’università è infatti un’entità delicatissima, perché ha bisogno di due cose che si accumulano coi decenni ma si distruggono con nulla: una collettività qualificata e omogenea di persone e un know how specifico, in cui l’insegnamento è il precipitato faticoso di una cosa pregiata e facilmente degradabile. Questo qualcosa si chiama ‘ricerca’. Non si conoscono, nel mondo civile, università che non abbiano la ricerca come propria centrale energetica. L’invenzione delle università telematiche ci libera da questi fastidiosi dettagli, e invita tutti, anche i più disinvolti, a darsi da fare […] per acchiappare per contratto i loro ‘utenti finali’. Poveri ‘utenti finali’, povera ricerca, povero paese…». 

Non dubitiamo che appelli accorati come quello qui riportato (Raffaele Simone su “La Stampa” del 30 maggio 2003) si attireranno l’accusa di passatismo. Ma resta la considerazione che università è un ‘logo’ costruito in diversi secoli di storia: speriamo che non basti qualche colpo di piccone ministeriale per sostituire lo storico sistema consolidato da secoli di tradizione con qualche improvvisata struttura di tipo aziendalistico. Ciò non vuol dire che non sia utile usare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per migliorare qualitativamente l’insegnamento universitario.

La discussione sulle potenzialità dell’e-learning è tutta un’altra cosa. In un recente incontro organizzato dalla Fondazione Ibm e dall’università di Milano- Bicocca, alcuni dei luoghi comuni e dei miti sull’insegnamento a distanza sono stati efficacemente smantellati. Non è vero, ad esempio, che l’insegnamento a distanza è ‘meno costoso’. Per essere una cosa seria, esso richiede un grande lavoro di progettazione e realizzazione delle infrastrutture e soprattutto dei materiali didattici. Per la costruzione di una lezione online, in forma di ipertesti e multimedia, servono competenze supplementari e molto tempo, molta intelligenza, moltissimo lavoro umano. 

Né si può credere che, una volta prodotto un software didattico buono per tutti, il lavoro sia completato. Se si vuole insegnare seriamente, non si tratta solo di distribuire cd-rom e dispense elettroniche, ma di supplire all’assenza di interazione faccia a faccia con una buona dose di relazioni online. Significa, ad esempio, che ci vogliono molti docenti tutor sufficientemente qualificati per rispondere alle richieste di chiarimento inviate dagli studenti. Non è detto che tutto ciò sia meno costoso del sistema tradizionale.

L’università italiana non è, o per fortuna non è ancora, la Scuola RadioElettra; si tratta dunque di saper miscelare sapientemente il vecchio col nuovo. Al ministro Letizia Moratti va in conclusione il nostro consiglio di leggere, nel tempo libero che riuscisse a ricavare dagli impegni del suo altissimo ufficio, “Do Androids Dream of Electric Sheep?” di Philip K. Dick. Persino la riflessione su un grande autore di fantascienza può servir meglio le sorti dell’università italiana di quanto faccia la persistenza di una vulgata tecnologico-aziendalista che mette sconforto.

[Comparso, col titolo “Do Androids”, come editoriale del “Bollettino d’Ateneo” dell’Università di Catania, anno 2003, numero 1-2]

  • Maurizio

    Miracoli d’Italia
    Ricordate cosa cantava Fabrizio De André? “Una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge”. Quando un giudice emette una sentenza sgradita al Governo si può facilmente mutare la legge sulla base della quale la sentenza è stata emessa. Come? Semplice, con una legge (o un decreto-legge) che, introducendo una (finta) norma d’interpretazione autentica, faccia dire alla legge anteriore, sulla base della quale la sentenza è stata emessa, ciò che più conviene all’amministrazione soccombente in giudizio. E ciò al fine di ottenere ragione nella successiva fase processuale. D’altro canto, fu proprio per evitare interventi invasivi come questi che venne approvata la Costituzione. Un documento normativo che riconosce e pone al di sopra di tutti, anche del legislatore, alcuni principi fondamentali (tra cui, soprattutto, l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e le libertà inviolabili dell’uomo), principi che non possono essere calpestati da nessuno, in alcun modo. Nemmeno con una legge.Chi è la Gelmini? Da dove arriva? Come mai fa il Ministro della Pubblica Istruzione? Con quali credenziali meritocratiche? Leggiamo su Cat: Interessi Comuni – Politica Descrizione: Nel marzo 2000 una signora, presidente del consiglio comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa dal consiglio, su mozione del suo stesso partito, con la seguente motivazione: Manifesta Incapacità ed Improduttività Politica ed Organizzativa (Delibera del Consiglio Comunale n. 33 del 31/3). Questo consigliere si chiamava Maria Stella Gelmini!!!!!!!! W L’Italia meritocratica… W La coerenza… E come direbbero a Napoli: Cà nisciuno é fesso!!!!

  • Gi.Ale

    contraddizioni ministeriali
    Era l’epoca delle 3 I : Impresa, Inglese, Informatica; ovvero Ignoranza al Cubo.
    Bella contraddizione, però, che se ne stia preoccupando una sostenitrice dell’abolizione del valore legale del titolo di studio e fautrice della privatizzazione dell’università. Meglio così, in ogni caso.

  • Valentina

    Per curiosità, ho controllato l’elenco degli 11 tele-atenei
    Elenco delle Università telematiche in Italia [da Wikipedia]. Date un’occhiata ai siti – una è addirittura munita di foto del rettore in ermellino – e buon divertimento.

    Università telematica Guglielmo Marconi – Roma
    http://www.unimarconi.it/uni/v20/indexa1.php?id=05124

    Università telematica management audiovisivo TEL.M.A. – Roma
    http://it.wikipedia.org/wiki/Università_telematica_management_audiovisivo_TEL.M.A.

    Università telematica e-Campus – Novedrate
    http://www.uniecampus.it/

    Università telematica Pegaso – Napoli
    http://www.unipegaso.it/websiter4p3/index.php?bn=1&vt=1

    Università telematica internazionale UniNettuno promossa dal consorzio interuniversitario Nettuno – Roma
    http://www.uninettunouniversity.net/e/skins/uninettuno/home/index.asp

    Università telematica Leonardo da Vinci promossa dall’Università Gabriele d’Annunzio – Torrevecchia Teatina
    http://www.unidav.it/

    Università telematica Giustino Fortunato – Benevento
    http://www.unifortunato.eu/giustino_fortunato/home/

    Universita telematica delle scienze umane UniSu – Roma, Gela (UniSuGela.it)
    http://www.unisu.it/unisu/

    Università telematica internazionale Unitel – Milano
    http://www.uni-tel.it/

    Università Telematica Universitas Mercatorum promossa dalle Camere di Commercio italiane – Roma
    http://www.unimercatorum.it/

    Università Telematica non statale "Italian University Line" (IUL)
    http://www.iuline.it/

  • valentina

    francesco, astieniti!
    e basta! non puoi sempre stare ad incollare la stessa solfa
    step1 non è un giardinetto dove ognuno viene a fare pipì
    redazione, fermatelo!

  • A. Licitra

    telematica + convenzioni = imbroglio perfetto
    Ho letto un’info sul blog di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Parla delle convenzioni per "lauree all’esperienza firmate da alcune università private «telematiche». "Convenzioni con la Uil Poteri locali, la Ugl enti pubblici, la Rsu della Provincia di Agrigento, l’associazione romana vigili urbani, l’associazione dipendenti del ministero dell’Interno, il centro formazione professionale Enti padri Trinitari… ". Ma non parla solo delle telematiche: godetevi la notizia sulla convenzione firmata dall’Università di Messina per gli iscritti alla Cisl:
    http://laderiva.corriere.it/
    Post del 12.10.09

  • Davide

    Ma quale imbroglio delle “telematiche”, è un problema italiano
    Vi pregherei di leggere "Stop all’affare delle lauree lampo regalate a sindacalisti e militari" de "Il Giornale", basta cercare su Google.
    E basta spalare letame su noi poveri studenti che studiamo come e più di quelli negli atenei "tradizionali".

  • La Redazione

    per Davide
    Davide perché non ci racconti la tua storia? Non è costume di Step1 ‘spalare letame’ sugli studenti! Come ti sarai accorto abbiamo linkato nell’abstract un articolo che parla di un esempio eccellente di apprendimento a distanza.

  • A.L.

    @Davide: ecco a cosa mi riferivo parlando di lauree regalate, e l’università Kore di Enna è in testa alle classifiche
    Mi dispiace di aver urtato la sensibilità di Davide, anch’io attendo la sua storia.

    Chiarisco che, quando si parla di "truffe", il sottinteso è che le vittime di molte truffe spesso sono gli studenti in buona fede.

    Poi – come dicevo nel post precedente – c’è altro aspetto: università telematiche + laurea "precoce".

    Un primo articolo sul BUSINESS DEI LAUREATI PRECOCI di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella uscì un anno addietro: sul Corriere della Sera del 26/10/2008. L’ho trovato su questo blog:
    http://insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2008/12/05/la-kore-di-enna-alla-ribalta-della-stampa-nazionale/

    Comunque i dati sui laureati "precoci" sono pubblici e consultabili sul sito dell’ufficio statistica del Miur.

    L’università telematica "Leonardo da Vinci" promossa dall’Università Gabriele d’Annunzio (Torrevecchia Teatina), grazie a una Fondazione presieduta dal rettore Franco Cuccurullo e finanziata da molte delle maggiori case farmaceutiche, ha sfornato, nel 2007, la bellezza di 5.718 studenti con laurea triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati, nell’anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi.

    Solo nel maggio 2007 il ministro Fabio Mussi mise un limite alle "regalìe" di CFU, imponendo un massimo di 60 crediti. Il provvedimento del ministro prevedeva che il taglio dei crediti doveva essere applicato tassativamente dall’anno accademico 2006-2007.

    Nonostante ciò ci sono state università come la «Kore» di Enna che hanno deciso di mantenere «i diritti acquisiti». Rizzo e Stella riportano il numero dei beneficiati dagli accordi stabiliti dalla Kore con i poliziotti (76 crediti riconosciuti agli agenti, 106 ai sovrintendenti e addirittura 127 agli ispettori) che volevano diventare dottori in «Mediazione culturale e cooperazione euromediterranea». Alla Kore i laureati grazie a questi marchingegni sono stati il 79% degli iscritti.

    Quando di parla di «lauree sprint» la Kore di Enna è seconda solo all’ateneo "telematico" Tel.M.A., legato al Formez, che ha avuto 428 lauree «precoci» su 468 laureati. Vale a dire il 91,4%.

    Che senso ha regalare le lauree così?

    Mariastella Gelmini ha detto che di tutte le magagne universitarie «non ha certo colpa il governo Berlusconi che, anzi, è il primo governo che vuol mettere ordine». Ne è proprio sicura?

  • Gi.Ale

    @Davide
    Caro Davide, l’articolo de "Il Giornale" da te citato si limita a copiare le informazioni contenute negli articoli del "Corriere della Sera scritti da G.A. Stella. E c’è un macroscopico errore: i decreti attuativi delle "lauree all’esperienza" vengono attribuiti al Ministro Berlinguer (1999), mentre la riforma partì nel 2002 sotto la Moratti. Inoltre la prima limitazione ad un massimo di 60 CFU fu inserita da Mussi. Come correttamente si dice nell’articolo di step1. Tanto per la precisione. Ogni tanto la Gelmini "scopre" qualcosa e si appiccica medaglie che non ha affatto meritato. Per fortuna comunque che la scopre! Questo Ministro dà sempre l’impressione di stare ripetendo una lezioncina, senza avere la minima idea di quello di cui sta parlando. Ma il battage attorno alle sparate del Ministro, a colpi di pistola ad acqua, funziona.

  • Giorgione

    Step1 c’era arrivato molto prima della Gelmini
    Step1 ne aveva già parlato. Molto prima della Gelmini :-)

    Lauree col supersconto
    31/03/2005
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=0750-lauree-col-supersconto

    ‘Laureare l’esperienza’: i dubbi di un diretto interessato
    di Davide F. Brusà | 04/10/2005
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=1267–laureare-l-esperienza–i-dubbi-di-un-diretto-interessato

    Inoltre il tema è stato sollevato diverse volte sul forum. Ad esempio qui:

    - Stagione di saldi anche all’università: rivolgersi alle università telematiche che regalavano crediti meglio di Babbo Natale (1 dicembre 2008)
    http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=24040

    E qui:

    - Lauree finte e atenei in declino (3 giugno 2008)
    http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=21527

    E ancora qui:
    - lauree sprint: FORSE GLI SCEMI SIAMO NOI… (12 gennaio 2007)
    http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=12315

    E c’era stata una vivace discussione con il Preside della Facoltà di Scienze politiche di Catania.

  • Giuseppe

    Re:
    > E c’è un macroscopico errore: i decreti attuativi delle "lauree all’esperienza"
    > vengono attribuiti al Ministro Berlinguer (1999), mentre la riforma partì
    > nel 2002 sotto la Moratti.

    A voler essere pignoli, le cose non stanno neanche come dici tu…
    Il riconoscimento delle esperienze professionali è stato introdotto da Berlinguer nella riforma del ’99 (quando le telematiche ancora non esistevano), ma all’epoca pochissimi atenei pubblici vollero offrire questa possibilità agli studenti (già iscritti, o potenziali), principalmente per motivi organizzativi. Tuttora, puoi fare questo semplicissimo test: invii la stessa istanza a una ventina di atenei diversi, alleghi la documentazione per chiederne il riconoscimento ai sensi del relativo DM ed attendi la loro risposta… Se si fanno sentire in due, puoi già ritenerti fortunato.

    Poi (con la Moratti) arrivarono le università telematiche che aprirono la stagione della caccia selvaggia ai clienti. Considerando il ritardo cronico degli atenei pubblici, pensarono subito di utilizzare l’arma dei "crediti all’esperienza", e il successo fu clamoroso. Dopodiché lo stesso stratagemma è stato utilizzato anche da altri atenei sia pubblici che privati, tutti accomunati dal fatto di essere alla disperata ricerca di iscritti (decine di corsi ed insegnamenti inutili avrebbero rischiato di essere cancellati).

    Basterebbe abrogare in toto la famigerata norma che permette di "riconoscere l’esperienza", e gran parte delle polemiche cesserebbero automaticamente. Il punto è che nessuno mai lo farà, né destra né sinistra.

  • Davide

    La mia esperienza
    Salve, prima di tutto ci terrei a scusarmi con la redazione di Step1, perché la mia frase non era riferita allo staff intero, bensì a Valentina.
    Capisco che per lei sia divertente vedere i siti delle varie "telematiche", però classificarle tutte come "il male" e in più riderci sopra mi sembra quantomeno ingiusto.
    Riguardo l’articolo penso che sia ineccepibile e l’ho apprezzato sia come studente che come giornalista (anzi se ve ne serve uno in più sono disponibile :D ).
    Qualcosa sulla mia esperienza…

    Mi sono iscritto alla Marconi nel 2004, però per lavoro e soprattutto per problemi familiari ho potuto studiare decentemente solo da poco.
    Sono nella facoltà di giurisprudenza, corso di scienze giuridiche, curricolo "sicurezza e ordine pubblico".
    Provengo dalla statale di Verona dove ho imparato poco se non niente, mentre la Marconi mi ha permesso di capire meglio i fondamenti del diritto ma soprattutto tematiche di attualità come l’insider trading, il market abuse, il diritto di polizia e la criminologia.
    I corsi si possono studiare grazie a dispense, slide, ovviamente libri, file .wma da riascoltare quante volte si vuole e si è sempre sostenuti da un tutor che può essere contattato sia tramite pannello di controllo, sia via telefono (tutto compreso nella retta, non c’è nessun servizio in stile-CEPU: in pratica il tutor fa da tramite fra te e il professore e ti dà dei consigli durante lo studio).
    La Marconi oltre ai soliti servizi che vengono messi a disposizione dalle "telematiche", offre i corsi "blended" (lezioni via PC alternate a lezioni in aula).

    Riguardo la difficoltà dell’università siamo nella media.
    Io provengo da una delle università statali più difficli per quanto riguarda giurisprudenza e siamo lì lì.
    Alla Marconi però c’è più "umanità" e se dimostri di sapere le cose ti passano, come del resto si dovrebbe fare in tutte le università.
    A margine dico… non facciamoci condizionare dalle chiacchiere sulle "telematiche"!
    Fra 5 anni la maggior parte dei corsi di laurea saranno tutti così!
    Li fanno già la Cattolica con economia e addirittura scienze infermieristiche, la Bicocca, Tor Vergata e tante altre.
    A questo aggiungo che da un po’ di tempo girano voci sull’acquisizione della Marconi da parte della Sapienza, che la trasformerebbe in un suo dipartimento telematico.
    Come giornalista mi è stato riconosciuto un esame: scienza dei processi comunicativi, quindi smentisco categoricamente i premi in CFU.
    Inolre vorrei segnalarvi la risposta del nostro Rettore da IlVelino.it:

    Università, rettore Marconi: Chiudere chi non rispetta parametri

    “Perché non si applica il decreto Moratti-Stanca? La legge stabilisce già i parametri che deve avere un’università on line. Noi li abbiamo rispettati, altri no. E andrebbero chiuse. Quanto ai crediti, il ministro Gelmini può tranquillamente fare un decreto per disciplinare la materia”, dato che “si è fatto un vero e proprio mercato in primis negli atenei statali”. Lo ha detto al VELINO Il rettore dell’Università telematica “Guglielmo Marconi”, Alessandra Briganti, che ha poi definito “una bolla di sapone” la polemica sugli atenei on line, nata dalle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. “Si parla – ha continuato -, ci si fa pubblicità, ma poi la situazione non cambia. La nostra è una vera università telematica, risponde a tutti i parametri fissati dalla legge e, diversamente da altre, ha docenti di ruolo come stabilito dalla legge”. Il rettore della “Guglielmo Marconi” ha chiarito che “i crediti formativi e la possibilità di averli riconosciuti risalgono al dm 509/99. Le prime università che hanno applicato queste concessioni sono state Bologna (la Alma Mater) e poi le altre, soprattutto le statali, che hanno poi fatto un vero mercato, a livelli incredibili”. Il rettore ha raccontato che “hanno iniziato con il riconoscere crediti al personale delle forze armate attraverso convenzioni” e poi sono arrivati “anche persone che avevano fatto due esami”.

    Briganti ha rivelato di aver “cercato di convincere gli alti funzionari del ministero affinché fosse cambiata questa situazione". Addirittura, ha spiegato, "c’era chi faceva il giro delle varie università per vedere dove gli venivano riconosciuti più crediti. Il primo a mettere un limite è stato Mussi nel 2006, fissando un numero massimo di 60”. La “patologia” di cui parla il ministro è, secondo il rettore, “iniziata con le statali. Tuttora, serve una legge”. Perciò, in attesa di una nuova norma, si potrebbe procedere facendo rispettare i parametri del decreto Moratti-Stanca, ha suggerito Briganti, “chiudendo gli atenei che non rispettano i parametri”.

    Spero di essere stato il più esaustivo possibile.

  • A.L.

    @giuseppe (a voler essere ancora più pignoli)
    A voler essere ancora più pignoli: la cosiddetta laurea all’esperienza è stata sfruttata dagli atenei cosiddetti telematici, ma non unicamente da essi. La possibilità di premiare l’esperienza, prevista nella 509 del 1999 (Berlinguer) andò in attuazione sotto la Moratti, che non pose vincoli alle convenzioni con vari ordini professionali e sindacati vari realizzate dagli atenei, telematici e non. Il "calmiere" (max 60 CFU) introdotto da Mussi forse, da solo, poteva bastare; qualora gli atenei avessero applicato decentemente il riconoscimento dei crediti.
    Poiché ci sono atenei (e facoltà) indecenti, il problema sta lì. Quando in un ateneo, vedi Kore di Enna, i laureati "facilitati" sono il 79% del totale, evidentemente qualcosa non va. Quando si alimentano sedi decentrate quasi unicamente per dare un pezzo di carta agli impiegati del posto, è della funzionalità di quel decentramento universitario che si deve dubitare.
    Ma non basta vigilare sulle storture della laurea all’esperienza. Occorrerebbe, a mio parere, impedire che possano esistere atenei unicamente telematici (questo è il punto principale dell’articolo ripubblicato da step1). La Gelmini su questo non s’è pronunciata. Eppure lo scandalo principale consiste nell’esistenza di tutti questi atenei di comodo, che oltretutto bandiscono indisturbati concorsi per professore.

  • Davide

    Uhmmm
    Scusate, ieri sera avevo postato una risposta piuttosto lunga, prima di quella di Giuseppe, come mai non è stata pubblicata? Per la grandezza della stessa?

  • Carmen

    pubblicato ;)
    @ Davide: il tuo messaggio era in coda di moderazione :)

  • Valentina

    mea culpa!
    Per quanto mi riguarda, vorrei scusarmi con Davide. La sua risposta dimostra che è sbagliato "fare di tutta l’erba un fascio" e si devono sempre studiare le situazioni caso per caso. Anzi, come forma di riparazione, chiedo alla redazione di step1 se è possibile che il messaggio di Davide diventi un articolo di risposta in piena regola. Mi parrebbe giusto così perché, a differenza dei nostri interventi, Davide ha raccontato una storia vissuta in prima persona. Che ne pensate?

  • A.L.

    una discussione fruttuosa
    Dalla lunga e fruttuosa discussione riterrei quattro considerazioni: 1) "Non si conoscono, nel mondo civile, università che non abbiano la ricerca come propria centrale energetica" (Raffaele Simone), questa rimane un’osservazione di buon senso, perciò penso che il lato "telematico", cioè l’e-learning, dovrebbe essere collegato agli atenei veri dove non si fa solo didattica ma anche ricerca. 2) Undici atenei telematici, in ogni caso, sono troppi. 3) E’ vero (Davide ha ragione) che alcune università pubbliche si sono comportate in maniera altrettanto squalificata dei peggiori esamifici privati. 4) La Gelmini si affida, come al solito, a discorsi sensazionalistici, senza mai distinguere tra le esperienze positive e quelle negative; la Gelmini sembra un ministro contro l’università che governa attraverso campagne stampa, non un ministro per l’università che governa attraverso provvedimenti costruttivi e condivisi.

  • Davide

    Grazie
    Ciao Carmen, grazie per la puntualizzazione.
    Sia chiaro che non vi ho mai accusato di censura, infatti il mio dubbio riguardava la grandezza del post.
    Essendo webmaster so che alcuni sistemi in php non li reggono :)

  • Giuseppe

    Mah
    > Occorrerebbe, a mio parere, impedire che possano esistere atenei unicamente telematici
    > (questo è il punto principale dell’articolo ripubblicato da step1).

    Oggigiorno ci sono università online praticamente in tutto il mondo. Rispetto la tua opinione ma, francamente, non è chiaro il motivo per cui solo l’Italia debba privarsene.

    Casomai dovrebbero essere corrette le storture tipiche di casa nostra, ovvero:
    - no ai crediti all’esperienza, come avviene all’estero (né i 120 iniziali, né i 60 di Mussi); al massimo limitarli agli ormai classici 10 crediti "a scelta";
    - no alla moltiplicazione del numero di telematiche. La pluridecennale esperienza britannica ha dimostrato che, per fornire un servizio di qualità superiore ai blasonati Cambridge e Oxford, è sufficiente anche un solo ateneo online.

    Quanto all’università (non telematica) Kore di Enna, non mi pronuncio perché non la conosco.
    Tuttavia noto che hai fatto più volte affermazioni piuttosto pesanti a riguardo, quindi spero che tu abbia esperienza diretta con la didattica di quell’ateneo e non parli soltanto per sentito dire.

    Infine, devo correggerti sul fatto che la riforma Berlinguer entrò in vigore dopo l’insediamento della Moratti. Già prima del 2001, infatti, i corsi attivati secondo il DM 509/99 esistevano eccome.

  • ho_master

    non mi ritrovo coi dati
    Per A.L.

    tu scrivi nel post #8

    >> Comunque i dati sui laureati “precoci” sono pubblici e
    consultabili sul sito dell’ufficio statistica del Miur.

    L’università telematica “Leonardo da Vinci” . . . . . . . . ha
    sfornato, nel 2007, la bellezza di 5.718 studenti con laurea
    triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati,
    nell’anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si
    siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi. < <

    Allora visto che sono pubblici e consultabili sul sito ci sono andato e mi sono tirato giu’ queste tabelline relative agli anni che citi

    Torrevecchia Teatina (CH) – Università telematica “Leonardo da Vinci”

    Iscritti a.a. 2005/2006

    Classe di Corsi di Studio Iscritti Totali
    13 – Scienze dei beni culturali 10
    17 – Scienze dell’economia e della gestione aziendale 33
    18 – Scienze dell’educazione e della formazione 14
    TOTALE 57

    Iscritti a.a. 2006/2007

    Classe di Corsi di Studio Iscritti Totali
    13 – Scienze dei beni culturali 11
    17 – Scienze dell’economia e della gestione aziendale 58
    18 – Scienze dell’educazione e della formazione 42
    34 – Scienze e tecniche psicologiche 35
    LMG/01 – Classe delle lauree magistrali in giurisprudenza 2
    TOTALE 148

    Laureati anno solare 2007

    Classe di Corsi di Studio Totale

    17 – Scienze dell’economia e della gestione aziendale 2
    18 – Scienze dell’educazione e della formazione 5
    TOTALE 7
    di cui donne 6

    Vista la sproporzione abissale fra i dati che citi e quelli pubblici, mi dici quale fonte hai utilizzato ?

  • A.L.

    Re: non mi ritrovo coi dati
    Caro "ho_master" (post 16),

    ho usato i dati riportato nell’articolo UNIVERSITA’, IL BUSINESS DEI LAUREATI PRECOCI di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 26/10/2008. E’ leggibile su questo blog:
    http://insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2008/12/05/la-kore-di-enna-alla-ribalta-della-stampa-nazionale/

    Ma mi sono accorto di aver citati male il nome dell’ateneo. Nell’articolo c’è scritto:

    "…la «Gabriele D’Annunzio» di Chieti e Pescara, che non figura neppure tra le prime 500 del pianeta. Numeri alla mano, risulta che dall’ateneo abruzzese, che grazie al contenitore unico di un’omonima Fondazione presieduta dal rettore Franco Cuccurullo e finanziata da molte delle maggiori case farmaceutiche (Angelini, Kowa, Ingenix, Fournier, Astra Zeneca, Boheringer, Bristol- Myers…), conta su una università telematica parallela non meno generosa, sono usciti nel 2007 la bellezza di 5.718 studenti con laurea triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati, nell’anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi".

    Il nome "Leonardo da Vinci" l’ho aggiunto io, basandomi sulla lista inviata da Valentina e pensando di individuare l’ateneo abbruzzese con quel nome. Ma non ho controllato. E’ dunque possibile che stiamo parlando di due università diverse. A meno che i dati forniti da Rizzo e Stella siano errati. Grato se ci aiuterai a chiarire l’equivoco.

  • OT

    Open University
    Per un ottimo esempio di università a distanza basata sull’e-learning, finanziata dal governo, e munita di dipartimenti dove si fa ricerca vera e di qualità, andate a vedere la Open University: http://www.open.ac.uk.

  • Valentina

    Re: Open University
    Cara OT, avendo sempre apprezzato i tuoi articoli dalla GB, ricordo soprattutto quello "Studiare in Inghilterra, why not?", perché non scrivi una presentazione della Open University. Si parla molto di università telematiche in questo momento su tutti i siti universitari e step1 è abbastanza visibile avendo sollevato il tema. Sarebbe un ottimo contributo indiretto alla discussione. Ciao.

  • ho_master

    ora mi ritrovo coi dati, ma parzialmente :-(
    Ora capisco il meccanismo che ha portato alla confusione.

    La lunga frase di Stella e C va letta, depurata,

    >>Numeri alla mano, risulta che dall’ateneo abruzzese . . .sono usciti nel 2007 la bellezza di 5.718 studenti con laurea triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati, nell’anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi< <

    Quindi l’ateneo online ( che e’ effettivamente la DaVinci) non c’entra con quei numeri: diciamo che sei stato tratto in inganno da un inciso :-)

    Solo che ora ci ho preso gusto e mi sto analizzando sul MIUR i numeri di Chieti e Pescara ed ecco che non mi ritrovo coi numeri di Stella e C.

    Stavolta sara’ piu’ lunga ricostruire il tutto !

    Il problema e’ che le tue esatte parole le ho ritrovate in un bel video online su Mediaset! Anche loro sono inciampati sull’inciso ?

    Che viziaccio questo di ricontrollare i dati !

    Grazie della risposta: mi sei stato molto utile

  • A.L.

    Re:ora mi ritrovo coi dati, ma parzialmente :-(
    E’ per questo che sui giornali andrebbero evitati gli incisi troppo lunghi. Leggiamo troppo in fretta e di conseguenza sbagliamo a leggere :-(
    Ciao.

  • patrizio

    io sto all’unisu
    io credo che il vero problema in Italia sia che si fa di tutta l’erba un fascio. Sicuramente ci saranno delle università telematiche truffaldine, ma non tutte sono così. Quindi basta con i pregiudizi verso gli studenti delle università telematiche! Io mi sono iscritto all’Unisu almeno avevo la possibilità di studiare e lavorare allo stesso tempo e vi devo dire li ho trovati molto seri.
    Non credo che all’estero ci siano tutte queste polemiche sulle università telematiche!