Kore di Enna, «I giovani? A casa!»

L’Università sta morendo. Forse si sta spegnendo di vecchiaia. Un esempio? Di recente l’università “Kore” di Enna, probabilmente per ragioni di risparmio, ha sottratto l’insegnamento di letterature comparate a una giovane e promettente ricercatrice per affidarlo a un settantacinquenne pensionato…

L’Università italiana sta morendo. Quando il suo corpo farà puzza di cadavere, sorgerà la domanda: l’hanno uccisa o si è suicidata? Sono le due tesi circolate tra gli storici sulla fine dell’Impero romano. Gli uni erano persuasi che la grande Roma fosse stata "assassinata" dai suoi nemici. Gli altri pensavano invece che Roma stessa avesse voluto la sua fine a partire dal basso impero, quando le cariche più importanti cominciarono ad essere affidate a mediocri carrieristi, mentre i migliori venivano sistematicamente eliminati.

Era una selezione alla rovescia, che ahinoi diventa sempre più frequente nella nostra società attuale. Fermandoci all’Università, risulta evidente che la sua fine, come quella dell’Impero romano, non sarà frutto né di omicidio puro, né di un puro suicidio. Nessuno, nemmeno il più convinto pacifista, si lascia assassinare, se non è proprio moribondo, e nessuno d’altronde è così avventato da sferrare impunemente un colpo su un organismo forte e vitale senza tenere conto della sua inevitabile reazione. Dunque al tramonto dell’italica accademia noi tutti, docenti di ogni ordine e grado, siamo almeno tanto responsabili quanto i suoi nemici, politici incompetenti o occhiuti profittatori.

C’è stata (e c’è) troppa rassegnazione di fronte a principi che devastano la natura dell’istituzione universitaria. Oltre al nepotismo e alla caccia alle cariche di potere, uno dei principi più velenosi per la salute dell’Università è l’elevazione dell’economia a divinità assoluta. Nessuno ama gli sprechi, e l’uomo di scienza meno che mai. Ma nessuno può applicare al futuro dell’Università la stessa logica della massaia che al mercato cerca di comprare la merce al prezzo più basso possibile.

Vediamone le conseguenze. Di recente l’università "Kore" di Enna, probabilmente per ragioni di risparmio, ha sottratto l’insegnamento di letterature comparate a una giovane e promettente ricercatrice, che lo aveva degnamente tenuto per anni, per affidarlo a un settantacinquenne pensionato (Nicolò Mineo), già docente di Letteratura italiana nella Facoltà di lettere, nonché suo preside per due mandati. Certo, la Kore è una piccola università privata e può assumere le scelte che crede più opportune. Ma si rendono conto il suo Magnifico rettore e l’Amplissimo Preside della sua Facoltà di Lettere del danno che hanno prodotto agli studi che dovrebbero tutelare e promuovere?

Intanto l’elementare principio del "largo ai giovani" è stato cinicamente ignorato e sostituito dall’altro: "i giovani a casa!". Ma la conseguenza più grave la subisce la ricerca scientifica, valore "non negoziabile" per l’Università, pubblica o privata che sia. Le Letterature comparate sono una disciplina giovane e destinata a sicuro incremento nell’Europa unificata in cui viviamo. Toglierla a una giovane specialista e affidarla a un italianista in pensione significa condannarla all’estinzione.
Pertanto, con un colpo solo, l’Università di Enna ha soppresso una disciplina promettente e una promettente ricercatrice, senza fare un grosso favore al prof. Mineo, che non aveva certo bisogno di una lenticchia comparativa a Castrogiovanni, dopo un quarantennale magistero di Letteratura italiana, perfezionato alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Così, senza esserne consapevoli, anche noi docenti più anziani e più saggi portiamo il nostro macabro contributo ai funerali dell’Università.

*Docente di Letteratura tedesca nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania

  • OT

    Assolutamente d’accordo
    Sacrosanta denuncia. L’università italiana è piena di casi così. Di giovani che sono utili a far lezione sono fin quando non sono né pagati né strutturati. Altro problema è quello dei docenti che hanno cattedre in più università, anch’esso un fenomeno che toglie ai giovani e ai meno giovani la possibilità di sistemarsi.
    Più l’università italiana si basa su precari o su riciclati, più si afferma l’ottica secondo la quale l’università si fa unicamente espletando i minimi requisiti didattici e fregandosene ampiamente della ricerca, della costituzione di gruppi di studio e dello stimolo a nuove prospettive didattiche e di ricerca. Un prof. settatacinquenne, per quanto emerito, non ha le forze né l’interesse per creare nel suo dipartimento un clima vivace di studio. Ma questo nessuno vuole capirlo in Italia.

  • pavpaolo

    Evviva il “Quarto Polo”…!
    Se mai ci sarà un “Quarto Polo” pubblico, ne vedremo delle belle.

    Paolo Pavia

  • WASSILI CETOFF III

    Università
    Ci rammarica il "tragico" epilogo della giovane specialista. Condividiamo la critica. Fa bene il professore ordinario a spezzare una lancia per una sua allieva dalle pagine de "LA SICILIA". Ben vengano le alzate di scudi contro l’Università (sarà l’unica volta che scrivo la ‘u’ maiuscola mentre Dolei lo fa puntualmente). Ci piace meno il tono complessivo.
    Si dice che l’università è il luogo in cui si esercita un diritto. È il tempio della cultura, del sapere, dell’istruzione e della ricerca. L’università è il luogo del dialogo e del confronto perché è il luogo del logos, della pedagogia. L’università è la casa comune, il luogo di studio e di amicizia dove uomini e donna si scambiano idee. Autonoma da chiese, poteri politici ed economici. L’incontro con l’università rappresenta la scoperta della vita sociale. La vita sociale è soprattutto coscienza del vivere insieme.
    Le parole di Dolei dimostrano amaramente l’esatto contrario.
    L’università è il luogo delle menti non illuminate, degli spiriti non eletti, è il luogo della svogliatezza e della mummificazione. L’università è il luogo privilegiato del fare comunella, degli schieramenti, delle fazioni, dei fondamentalismi, delle parrocchie, delle mediazioni.
    Forse è il luogo meno adatto in cui mandare i propri figli e nipoti. La conoscenza non deve essere coltivata e aggiornata affinché le varie generazioni di giovani che in essa si formano possono attingere ad un Sapere “rigoroso”. L’università non è il luogo privilegiato della Cultura, cioè di una responsabilità concorde di Docenti e Studenti per uno sviluppo dell’intera società.
    L’università non è sede dell’alta formazione e la sede primaria della ricerca scientifica. E solo l’ennesima piazza di affarismi, complicità, portaborse, ramificazioni. Un’inchiesta giornalistica su “Universitopoli” non sarebbe male. Il Caso Rossitto è solo una particella di un mondo sommerso che Dolei conosce bene nei suoi meccanismi. Basterebbe chiedere come si diventa professori ordinari e perché ci sono docenti che restano ricercatori per sempre per ammutolirlo.
    L’università italiana deve cambiare. Non si può continuare con il sistema dei concorsi pilotati, delle carriere già scritte, delle lobby che controllano il futuro dei docenti più dei ricercatori. Sono solo parole belle, frasi fatte, retorica.
    Professore, lei parla a difesa della meritocrazia e contro l’arroganza del potere universitario.
    Parla di qualità. Ma dovremmo spiegare che alcune lauree portano quasi inevitabilmente alla disoccupazione eterna perché certe figure non sono richieste nella società produttiva. “Scienze della comunicazione” a Catania e in Sicilia non serve!!!!! Serve ai vecchi giornalisti che laureano l’esperienza (60 crediti regalati in pratica) ed evitano di essere ‘spodestati’ da saputelli appena laureati che scalpitano per entrare nelle redazioni. Step1 lo sa e non muove un dito, non spende una parola per tutti quegli studenti che non scrivono per nessun giornale, neppure quello universitario e non hanno l’OBBLIGO di acquisire né l’incarico-base di pubblicista, né la possibilità obbligatoria di scrivere un certo numero di articoli per imparare la professione.
    Chi si laurea in questi corsi lo fa per suo interesse personale, ma non può pretendere un posto solo perché é laureato.
    Compito primario dell’Università non è formare ma creare nuovi arrampicatori sociali. L’Università è più viva e vegeta che mai. Continua ad essere quel caro, antico, comodo sistema feudali delle contee, dei conti, dei baroni e dei servi della gleba. Ma molto più giù nella scala delle gerarchie infinite c’è spazio per braccianti, per cavalier serventi, per giornalieri, per contrattisti, per laboratori, per cultori della materia, per dottorandi, per galoppini, per molti coloni e per tutto il gregge che ha voglia e pazienza di inserirsi nel mondo dorato dell’Università, magari sbattendo la porta a 75 anni suonati contro una giovane che credeva che la gavetta fosse finita. La gavetta non finisce mai perché come direbbe Eduardo De Filippo gli esami non finiscono mai.
    Dolei: esibizione fuori luogo e ‘giustizialista’.

  • Giorgione

    per amore di verità
    Stiamo parlando del caso segnalato da Giuseppe Dolei, che fa riferimento alla "Kore" di Enna. Ma potrebbe succedere, e succede, in molti altri atenei. Il prof. Dolei avrebbe potuto trovare analoghi esempi anche all’università di Catania.

  • Giorgione

    Re: Università
    L’Università, nel bene e nel male, con la maiuscola o con la minuscola, è il luogo dove si può fare ricerca, anche non finalizzata, in Italia. Il suo stato di salute è uno specchio dello stato di salute dell’intero Paese. Qui si discute appassionatamente e senza reticenza dei suoi problemi. Francamente le requisitorie di persone come WASSILI CETOFF III, che tanto somiglia al pope Gapon, dipingono una realtà che non esiste. Si potrebbero dire le stesse cose di tutte le Istituzioni: dall’Agenzia delle Imposte alla Chiesa Cattolica, dal Parlamento all’assemblea di Condominio. I corsi di Scienze della comunicazione a Catania hanno problemi che Step1 ha esaminato negli anni in lungo e in largo. Non si ripeta la sciocchezza che a Scienze della comunicazione, facoltà umanistica "ibrida" per eccellenza, dovrebbero formarsi esclusivamente dei giornalisti. WASSILI CETOFF III mi tolga una curiosità: è per caso un ammiratore del Ministro Gelmini?

  • Giorgione

    PS
    Chi dice "l’università italiana deve cambiare", partendo da presupposti di analisi così sommari, dica più sinceramente: "l’università italiana deve essere rasa al suolo e ricostruita sulle ceneri di quella attuale, distruggiamola!". Può spiegarmi chi dovrebbe ricostruirla? Lei, per caso? O il Ministro Tremonti, l’Onorevole Silvio berlusconi, l’Assessore di turno?

  • Valerio

    pensionati al posto dei giovani ricercatori, direttiva del Governo
    L’Università almeno è il luogo in cui un Professore può permettersi di esprimere pubblicamente il suo dissenso nei confronti dell’andazzo generale. E ne stiamo avendo un esempio. Aggiungiamo, per cortesia, che il richiamo dei pensionati a scapito dell’ingresso in ruolo dei giovani ricercatori è frutto della politica anti-universitaria del Governo. Non so citare né il numero né la data, ma ho sentito che esiste una ben precisa circolare ministeriale in materia.

  • Redazione

    La replica del Rettore della Kore di Enna
    Con riferimento all’intervento del prof. Giuseppe Dolei, pubblicato nell’epistolario de "La Sicilia" e ripreso su Step1, il prof. Salvo Andò, Rettore dell’Università Kore di Enna, ha inviato al quotidiano la seguente replica.

    La Sicilia del 10.03.2010 ospita una lunga e accorata lettera del Prof. Dolei sul "tramonto dell’Università", nella quale, tra l’altro, si menziona la Kore come esempio di Università che per "ragioni di risparmio" sottrae incarichi di insegnamento ai docenti più giovani per darli a docenti anziani, ignorando "l’elementare principio del largo ai giovani". Il Prof. Dolei lamenta il fatto che il Prof. Nicolò Mineo, per tanti anni Preside della Facoltà di Letttere dell’Università di Catania, presso la quale credo che il Prof. Dolei insegni, sia stato preferito ad un giovane ricercatore per un incarico di insegnamento presso la Kore. Pare opportuno fornire alcune precisazioni in merito a questa vicenda. Gli incarichi di insegnamento alla Kore vengono conferiti in base di precisi criteri obiettivi, che ci portano ad ignorare interessi di scuole e beghe interne di Facoltà. E’ previsto da sempre che coloro i quali fanno domanda, se strutturati presso un’altra Università, vengano valutati in base al loro status: prima gli ordinari, poi gli associati, quindi i ricercatori. Alla Kore hanno insegnato e insegnano molti giovani docenti. Essi costituiscono la maggioranza del corpo docente. Nessuna discriminazione quindi del giovane a favore dell’anziano. E nessuna volontà di risparmiare ad ogni costo. Il Prof. Dolei forse non sa che l’incarico dato ad un ordinario ci costa di più dell’incarico dato ad un ricercatore.

    Prof. Salvo Andò, Rettore dell’Università Kore di Enna

  • WASSILI CETOFF III

    l’incarico dato ad un ordinario ci costa di più dell’incarico dato ad un ricercatore
    Non sono avvezzo a rispondere ad interviste ma se il Dottor Giorgione pensa che la mia sia l’"azione di sfogo" di stampo gaponiano dell’uomo della strada o il principale artefice della prossima domenica di sangue lei si sbaglia. Non vorrei fare la fine di colui che non sa che i compagni lo hanno giustiziato, perchè era un traditore e se l’intendeva con la polizia. Non sono una spia dello "Zar", né uno spasimante del Ministro Gelmini. Quanto sta operando la Gelmini è il seguito "naturale" dell’operazione iniziata con la vergogna riformista di Berlinguer. Don you know Berlinguer? Se lei riflette a questo siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
    La riforma Berlinguer partì a rimorchio di quanto faceva l’Unione Europea che spingeva con forza verso la privatizzazione della scuola. La classe politica italiana ha lavorato a far sembrare il cammino della Riforma come se scaturisse da esigenze nazionali e contingenti. La Riforma Gelmini ci ha messo di fronte a parole ed atti che nascondono un solo fine: una crescente e voluta descolarizzazione neppure ammantata di giustificazioni pedagogiche.
    Non attribuiamo tutte le colpe di questo mondo all’oggi. Ognuno di noi ha delle responsabilità, nessuno è escluso. Restiamo ai fatti.
    Divertente la risposta dell’on- Andò: valutare l’assegnazione di un incarico in base a "precisi criteri obiettivi".
    Gli "interessi" di scuole e beghe interne ai condomini o alle riunioni di redazione di Step1 sono o dovrebbe avvenire nella "norma". E se Andò sa che l’incarico dato ad un ordinario ci costa di più dell’incarico dato ad un ricercatore perché non ha favorito quest’ultimo? Tanti sofismi per ammettere l’antico credo: faccio quello che mi pare.

  • Francesca Teo Cordaro

    Parlando in generale, senza generalizzare
    Se non si descolarizza come si fa a tenere a bada il popolo?

    Perdonatemi se vado contro tendenza, ma io vorrei che fossero sempre i vecchi docenti a salire in cattedra, docenti in grado di fornire agli studenti le giuste "armi" di difesa.
    Sarà un mio limite ma, in linea generale, diffido degli ordinari che hanno meno -o poco più- di quarant’anni.

  • Giorgione

    @WASSILI CETOFF III (Luigi Bonelli?)
    Effettuata la "disambiguazione" (linguaggio wikipediano) nei confronti del vecchio Pope, mi fa piacere non doverla confondere con la sommaria campagna stampa "antibaronale" imbastita su preciso input dell’attuale ministero da aspiranti baronetti e giornalisti un po’ superficiali. Ciò premesso, non ho difficoltà ad ammettere che i guasti del sistema universitario sono profondi, anche se le attuali medicine non aiutano affatto il malato. E, per la precisione, tendo a dire che la riforma Berlinguer non partì a rimorchio di quanto faceva l’Unione Europea. Come hanno ammesso, recentemente, gli stessi promotori, il "modello europeo" fu solo un pretesto. Del resto ci sono guai nell’applicazione di questo volatile "modello" in tutta Europa.

    Tornando all’attenzione di Step1 sui temi da Lei sollevati, qui c’è qualcosa su Scienze della comunicazione:
    http://www.step1.it/index.php?sez=dossier&id_dossier=10

    E qui qualcosa sulla riforma Gelmini:
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=5943-autonomia-e-responsabilita
    http://step1.it/index.php?id=5900
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=5909-il-comando-impossibile
    http://www.step1.it/index.php?sez=articolo&id=5913-barricate-anglo-sicule

    Se ha pazienza di leggere.

  • lunanuova

    ordinari che hanno meno -o poco più- di quarant’anni
    pare che in Spagna sia l’età media. è meglio per Francesca non andare mai da quelle parti :)

  • WASSILI CETOFF III

    Arrivederci a tutti al 2020
    Non è questa la sede per riaprire un dibattito. Si stava discutendo se è stata saggia la scelta di affossare il volo di una "giovane" ricercatrice vocata a uno settore specifico a discapito dell’esperienza di un Ordinario Emerito che certamente può dare ancora tanto all’Università ma altrove…
    Step1 lo conosco sin dalla sua nascita. Ma dopo anni si dimenticano alcune vicende storiche. Specie se riguardano Lettere e il corso di Scienze della Comunicazione. Comunque in sintesi. Quando Step1 scrisse "Prendiamo atto che il dibattito su scienze della comunicazione – sul quale Step1 ha pubblicato numerosi contributi – sembra ormai del tutto abbandonato" in realtà era l’atto definitivo che sanciva la fine di ogni ostilità.
    Era emerso che gli studenti 3+2 di Scienze della Comunicazione (parlo per Lettere) si sentivano di serie B pur avendo studiato fianco a fianco con i colleghi di Lettere. Ortoleva da Torino non faceva mistero che in Italia Sci.Com. nacque per "esigenze di piazzamento dei docenti di lettere o di altre facoltà". Il Preside Iachello ammise la "forte specificità culturale e formativa legata proprio alle scienze umanistiche" (era il 2006). Col nuovo rettore tutto sarebbe stato riorganizzato. Ma i cambiamenti puntualmente sono mancati. Fallita l’idea di una collaborazione interfacoltà Scienze Politiche-Lettere-Lingue.
    Il "ventaglio interdisciplinare ampio" contestato dal prof. Granozzi si faceva scudo per lo sfuggente progetto in grado di individuare "professionalità e capacità ben precise". E dubitiamo fortemente sull’indispensabilità che "l’apporto di alcuni professionisti esterni per arricchire l’offerta didattica a scienze della comunicazione".
    Eppure, sottolineava Paolo Magnano, "ci vogliono professionisti esperti capaci di utilizzare i media efficacemente". E tutti in coro: "si dovrebbero dare più risorse".
    Non c’è stata una risposta univoca alla crisi. Anzi dov’è la crisi?
    "L’attuale momento non consente di instaurare discorsi organici e risolutivi". Ne riparleremo tra dieci anni. Le facoltà si svuoteranno, i ricercatori faranno i Rettori, gli ultimi ordinari novantenni saranno ancora al loro posto. Arrivederci a tutti al 2020, lontani da Catania e dalla Sicilia.

  • OT

    Largo ai giovani
    Mi dispiace polemizzare, ma devo assolutamente protestare contro chi sostiene che prima dei quarant’anni non si dovrebbe insegnare. E cosa si dovrebbe fare? Fare ricerca e basta chiusi nel vuoto asettico di una biblioteca o di un laboratorio, senza possibilità di scambio con gli studenti? Il rischio è che quando poi questi quarantenni ci arrivano davvero a diventare ordinari e tenere un corso sono incapaci di insegnare perché non hanno esperienza didattica. L’università è piena di bravissimi studiosi che sono pessimi insegnanti.
    Se anzianità equivale esperienza, essa non equivale giocoforza qualità. I giovani hanno meno esperienza didattica di un sessantenne ma hanno in media molto entusiasmo, conoscenza di metodi di studio e di ricerca aggiornati, e idee da vendere. Sono mediamente meno avvilippati in altri problemi (ad esempio la necessaria gestione della complicatissima "macchina politica" alla quale devono pensare i prof. italiani di lungo corso) e hanno mediamente voglia di dialogare con i loro studenti. Sono mediamente meno cinici e più desiderosi di cambiare le cose di coloro che stanno da trenta o quaranta anni nello stesso posto di lavoro e nello stesso dipartimento.
    E poi c’è una differenza tra diventare ordinario a quarant’anni (anche: perché no poi?) e insegnare da giovani. Si può tenere un corso senza essere ordinari. Non sono i titoli a distinguere la qualità o la capacità didattica.
    Sarebbe auspicabile una situazione dell’università in cui i grandi ordinari, di chiara e fulgente carriera e che hanno senz’altro tanto da insegnare, siano affiancati dai giovani, che hanno altrettante e diverse cose da insegnare, forse con un approccio e una mentalità diversi. Nelle grandi università di tutto il mondo insegnano persone giovanissime e non mi sembra che esse stiano andando a rotoli.

  • Francesca Teo Cordaro

    “Rompicollo”
    Ivan Illich -pedagogista- sosteneva che le istituzioni scolastiche altro non sono che strutture del potere per perpetuare lo sfruttamento degli individui e fornire loro un’istruzione di comodo e auspicava, dunque, un processo di descolarizzazione. Oggi, ironia della sorte, è in atto un simile processo, esattamente per consentire al potere di perpetuare lo sfruttamento degli individui e fornire loro, proprio, una istruzione di comodo. Ma dubito che Illich approverebbe. L’Università, dice Wassili Cetoff III, dovrebbe essere il tempio della cultura, delle menti illuminate e del sapere, ma è il tempio, dico io, degli "spiriti non eletti" (spesso troppo giovani) collocati, non rare volte, dagli "spiriti eletti politicamente e accademicamente". Bisogna fare attenzione a parlare di pensionamento dei "baroni". Sia benvenuto l’entusiasmo dei giovani, ma per contrastare il deleterio processo di "disistruzione" (mi si passi il termine) necessitiamo dell’intellighenzia; del bagaglio di esperienza e competenza -spesso scambiate per cinismo- dei docenti di lungo corso. Temo un’università con i giovani in cattedra (ripeto: in generale, senza generalizzare). E temo anche che il processo di descolarizzazione sia inarrestabile.

    P.S.
    @ WASSILI CETOFF III
    Arrivederci al 2020, lontano da Catania, dalla Sicilia e dall’Italia. Ma speriamo di non ritrovarci in un campo di concentramento. Ho la sensazione che le teste indipendenti, prima o poi, subiranno un "Rompicollo" o verranno deportate.

  • WASSILI CETOFF III

    continuiamo a fare le cose che ci piacciono finchè siamo “pieni di entuasiasmo”
    A me dispiace polemizzare con la Professoressa OT. Lei deve essere una persona eccezionale. Ma di che cosa si lamenta? Con chi se la prende? Se conosce così bene il Sistema Formativo Universitario, pensa che scrivere sfoghi continui contro ciò che non va in Italia produrrà conseguenze? Ha provato a consultare un po’ di storie monografiche e di organizzazioni dell’università nei secoli tra il 1400 e il 1800? Basta una marginalissima lettura per capire che l’università è un Sistema di Gestione di Poteri antico, immodificabile e chiuso. Non c’entra nulla la meritocrazia e la giovinezza. Conta l’albero genealogico. Il pedigree, insomma. Chi l’ha detto che tutti i giovani sono pieni di entusiasmo, meno cinici, dialogano di più con gli studenti, conoscono metodi di studio e di ricerca aggiornati (!), hanno idee da vendere (da noi le idee non si "vendono" ma si "regalano" ai prof ordinari…)?
    I Grandi Ordinari di Chiara e Fulgente Carriera sono SEMPRE affiancati da giovani cani-pastore, salvagenti, toppe, turaccioli, carte ricaricabile del Sistema. Questi Giovani, se avranno genitori longevi che li manterranno, tra 50 anni potranno diventare dei ricercatori (le parlo di casi extrafortunati).
    Di solito i giovani e i menogiovani "pieni di entuasismo" giungono al massimo ad un dottorato. Possono sedersi nella sedia dove l’ordinario catechizza i suoi ex-Allievi, fanno esami per conto del prof e fanno pure LEZIONI e laboratori regolari, ecc… Che bisogno c’è nelle Università di creare quei rari, disperati casi di "cultori della materia"… Ci sono i dottorandi che fanno tutto.
    Nelle grandi università di tutto il mondo insegnano persone giovanissime perché "tali maestranze" appartengono alle élite politiche dei loro paesi. Non finga di cadere dalle nuvole. Non ci illuda, la prego. Non meravigliamoci, non stupiamoci, piuttosto continuiamo a fare le cose che ci piacciono finchè siamo "pieni di entuasiasmo". Cari saluti di cuore.

    @Francesca Teo Cordaro_L’avverto che siamo già dentro un campo di concentramento. Pensare, discutere, confrontarsi, dialogare in un blog è come vivere dentro un lager. Gli Altri le assicuro che stanno contrattando altrove la loro "indipendenza". A carissimo prezzo, cito OT, per implementare …la necessaria gestione della complicatissima "macchina politica"…

  • WASSILI CETOFF III

    Aloisii Bonelli
    @ Giorgione
    Gian Luigi Bonelli era il creatore di "Tex Willer", no? Oggi occorrerebbero più "Tex Killer". Naturalmente scherzo… Sì, Luigi Bonelli. Bravo!!! Di quale Bonelli parla? ^-^ Io penso però ad Aloisii Bonelli (1797-1840), è più "simpatico"!!! ringrazio sempre STEP1 per l’ospitalità.

    PS: propongo di parlare di "Istituti Superiori per la Formazione di Eccellenza" e di "Collegi Universitari di Eccellenza"? TEX KILLER III ;)

  • Francesca Teo Cordaro

    Albero genealogico
    A onor del vero, sono poco interessata ai posti dove i "rami" stanno contrattando la propria "indipendenza". Sono luoghi asfittici, soffocanti…
    Per quanto ci riguarda potremmo scegliere di pensare, discutere, confrontarci, dialogare all’aria aperta. Pur consapevoli, sia chiaro, che "l’attuale momento non consente di instaurare discorsi organici e risolutivi". Così, a pretesto!

  • Monica

    i settantenni di oggi saranno stati mai quarantenni?
    Vorrei far fare una riflessione a Francesca che dice di fidarsi di più dei professori pieni di acciacchi (e con una visione del mondo attuale diversa) e non dei quarantenni (che il mondo attuale lo conoscono meglio).
    I professori di 70 anni hanno avuto anche loro 40 anni. Secondo te hanno inziato a insegnare a 70 anni o prima? Se uno non può insegnare a 40 anni, quando lo deve fare, a 70 anni e senza esperienza?
    Vorrei aggiungere una cosa riguardo ai mali dell’istruzione pubblica.
    L’istruzione pubblica si trova nello stato pietoso attuale a causa di una deliberata volontà di distruggerla piano piano, volontà messa in atto dai partiti politici.
    L’istruzione PUBBLICA si ritrova senza fondi perché vengono RUBATI dall’istruzione PRIVATA.
    C’è una legge SOVRANA che è la COSTITUZIONE ITALIANA che dice chiaramente che gli istituti di istruzione privata NON POSSONO ricevere soldi dallo Stato. Sono riconosciuti come pari a quelli pubblici ma SENZA ONERI PER LO STATO.
    Questo significa che tutte le leggi e provvedimenti vari fatti a favore dell’istruzione privata sono ILLEGALI e NULLI, perché nessuna legge ORDINARIA può sovrastare la legge SOVRANA della COSTITUZIONE!
    Invece di chiedere che non vengano tagliati i fondi all’istruzione pubblica o che ne vengano tagliati meno, si deve PRETENDERE che il furto che ha luogo da anni a danno dell’istruzione pubblica abbia fine.

  • Giorgione

    Re: Aloisii Bonelli
    Perdoni, caro WASSILI CETOFF, e perdonino i lettori, c’è un po’ di confusione. Oltre al papà di Tex, di Luigi Bonelli "memorabili" ne restano altri due. Il suo nick non c’entra col Luigi (aka Aloisius) di primo Ottocento. Perché vuol prendersi gioco di noi?

  • Francesca Teo Cordaro

    AMMANICATI
    Monica, che dirti? Le leggi, in Italia, per i poveri vengono applicate per i ricchi interpretate. E spesso sono solo parole scritte che nessuno legge(si guardi un po’ allo Statuto della Regione Siciliana). Ma evitando ogni retorica- sempre nemica della verità- beh, riaffermo che, sì, in linea di massima, mi sento più sicura con i docenti "acciaccati" (e non è detto che lo siano). Il motivo? E’ presto detto: il trentennio di studi che li separa dai quarantenni. Che i settantenni di oggi siano stati quarantenni poco conta per me, poiché la mia è una posizione puramente egoistica.
    Sono anche una malpensante. Quando, in Italia, in cattedra sale un quarantenne già ordinario il mio primo pensiero è: -chi c’è dietro di lui\lei? E in automatico diffido. Ci sono docenti sessantenni\settantenni che vantano una produzione scientifica straordinaria, eppure, rimarranno ricercatori o associati per sempre(non sono ammanigliati?).
    Per l’arrichimento della mia mente, se devo scegliere "al buio" tra un ordinario quarantenne e un associato settantenne, beh, scelgo il secondo. Così come per gratificare i miei "occhi", alla luce della mia eterosessualità, scelgo il corpo di un uomo e non quello di una donna, poichè quest’ultimo ai miei "occhi" risulta meno bello e meno interessante. Credimi, senza polemica, è solo egoismo il mio.

  • Monica975

    Non è l’età che importa, ma il cervello
    Cara Francesca, conosco professori di 60-70 anni che hanno molta meno amore per il loro lavoro di insegnanti di quanto non ne abbiano i quarantenni.
    Un esempio? Il grande prof. Escher era uno di quei 40enni che ADORANO il proprio lavoro.
    Vi sono anche insegnanti pìù “maturi” che insegnano all’interno della facoltà (ma anche dell’ateneo in generale) che non AMANO insegnare. Da cosa lo si vede? Da come gli studenti parlano di loro e di ciò che insegnano, dal numero di persone che seguono le loro lezioni. Non dirò i nomi di costoro.
    Mi sembra alquanto riduttivo dire che la qualità dell’insegnamento dipenda dall’età del professore. Ma è anche un modo di valutare le persone immaturo e stupido.
    Non tutti gli insegnanti di 40 anni sono dei raccomandati, e non tutti gli insegnanti di 60-70 anni sono entrati per merito. La “spintarella” è una cosa vecchia come il mondo, c’è sempre stata, per cui smettiamola con questo discorso da cavalli da soma (coi paraocchi) che non vedono altro se non la strada che hanno davanti. Il mondo è molto più ampio e ricco. E non è sempre, per fortuna, così “sporco” come si crede.

  • Francesca Teo Cordaro

    Appunto!
    E’ evidente: abbiamo esperienze diverse.

    P.S.
    Quando leggo il commento postato da altro diverso da me, lo faccio con la massima attenzione. T’inviterei a fare altrettanto ed a prestare attenzione ad espressioni quali "in linea generale", "parlando in generale" "senza generalizzare", "in linea di massima". Nella nostra lingua sono espressioni che fanno la differenza. La concentrazione della mente sulla presenza di tali espressioni all’interno di un post spesso evita ai presuntuosi disattenti di far, appunto, la figura da cavalli da soma.
    Tutti possono generalizzare. Io applico la mente, analizzo e distinguo.

  • Francesca Teo Cordaro

    “Tutti”? No1
    E, a dimostrazione, applicando la mente, analizzando e distinguendo mi correggo: non "tutti" possono generalizzare. Alcuni non possono per svariate ragioni.

  • Monica975

    i cavalli…
    …e la coda di paglia…

  • WASSILI CETOFF III

    ^_0
    @ Giorgione.
    Meglio "giocare" che insultarsi. E’ più civile. Leggo che gli altri piuttosto verbalizzano un po’ troppo… E comunque penso che noi tutti vogliamo che 20enni, 30enni, 40enni, 50enni, 60enni, 70enni, 80enni e 90enni convivano insieme, basta lasciare qua e là qualche spazio per lavorare… senza assi pigliatutto. Ci auguriamo che la giovane studiosa sia reintegrata al più presto. Verò Preside Andò? Comunichi a STEP1 la bella notizia!!!

  • Dolei

    ancora sul tramonto dell’Università

    In data 12.3.10 il prof.Dolei ha inviato a <> la seguente replica al Rettore Andò sul conferimento di Letterature comparate al prof.Mineo nell’Università di Enna:

    L’intervento del Rettore Andò relativo alla mia lettera sul "tramonto dell’Università"(<> del 10.3.10) configura un danno accademico più grave di quello da me prospettato. Nel conferire al prof. Mineo l’incarico di Letterature comparate il prof.Andò ci informa infatti che l’Università di Enna ha speso più che se lo avesse riconfermato alla ricercatrice, dr.ssa Giuliana Cacciola, mentre io avevo erroneamente pensato a un’operazione di risparmio.

    A scanso di equivoci per il lettore esterno al mondo universitario, preciso che la dr.ssa Cacciola non è mia allieva, né parente, né appartiene al mio gruppo settore scientifico, che è quello di Letteratura tedesca. Non vedo perciò quali <>, evocate dal Rettore, potessero avere a che fare col conferimento dell’incarico di Letterature comparate. Il prof. Andò si appella a <

    >, con cui nell’Università Kore vengono conferiti gli incarichi di insegnamento: per i <> prima vengono gli ordinari, poi gli associati e infine i ricercatori. Una prima obiezione. Un professore settantacinquenne non è strutturato da nessuna parte, ha lo status di pensionato, non quello di ordinario o associato che sia.La sua chiamata nel corpo docente di una giovane Università, di cui il Rettore si vanta pure, potrebbe giustificarsi solo nel caso di vacanza assoluta, non quando l’insegnamento è stato per anni degnamente tenuto da una specialista.

    E qui veniamo a una seconda obiezione. Il prof.Mineo è già ordinario di Letteratura italiana, insegnamento certamente professato alla Kore. Se proprio la sua Facoltà di Lettere non poteva fare a meno di un nome di prestigio, poteva usarlo nel campo della Letteratura italiana, di cui il prof:Mineo è veterano. Ma che senso ha affidargli un noviziato di Letterature comparate, laddove c’era già una specialista di comprovate capacità didattiche e scientifiche? Che futuro ha ora la disciplina in questione? e che futuro ha la ricercatrice che la professava? Via una giovane disciplina, via una giovane ricercatrice e via un po’ di denaro. Un bel risultato, non c’è che dire.

    GIUSEPPE DOLEI
    Ordinario di Letteratura tedesca