Fenomenologia del copia ed incolla

Il copiato è un’infantile regressione ai banchi delle elementari; eppure è una pratica diffusissima, specie nella forma del plagio digitale, tra gli studenti universitari. Quante tesi vengono messe insieme mischiando articoli scientifici, riflessioni d’autore e blog di terz’ordine? La colpa di tutto questo è solo degli studenti? Non è facile rispondere

Quando scoprii il portentoso strumento del copia e incolla erano gli anni Novanta ed eravamo ancora lontani dal concetto di condivisione e creative commons. Pensai che avremmo lavorato meglio e velocemente e, volendo, avremmo persino imparato di più anche da quel magico click. Beh, non avevo fatto i conti con le incognite del futuro. Per esempio, che mi sarei imbattuta nelle tesi di laurea copiate. E mi riferisco al nuovo copiato; quello comodo e digitale. Quello che mi costringe, a volte per ore ed ore, a verificare stringhe di frasi e intere pagine di tesi di laurea su Google.

Il copiato è la più triste dimensione del nostro fallimento intellettuale e creativo, un furto del sapere e del tempo altrui, un’infantile regressione ai banchi delle elementari e i copioni sono sempre esistiti. Solo che il copiato spinto più raramente arriva da fonte cartacea, più difficile da scovare e noiosa da trascrivere. Così per i docenti scatta la caccia alle frasi lunghe tre o trenta righe, copiate da articoli scientifici o di giornale, da abstract di tesi, da riflessioni d’autore o da pietosi contenuti da blog di terza categoria. Contenuti che vengono copiati e incollati tra di loro per poi apparire un elaborato unico. Firmato senza scrupoli dall’autore. Autore (lo studente) che nella stragrande maggioranza dei casi ignora persino il vero significato di quanto plagiato e che, spesso, non si accorge di essere pure precipitato fuori tema. E’ pure vero che non tutti gli argomenti di ricerca possono trovare un preciso riscontro sul web. Molti nascono per essere frutto di percorsi originali e di ricerche sul campo, che difficilmente trovano riscontro nel già scritto. Ma è proprio per questo che gli irriducibili del copia e incolla vengono riconosciuti a distanza. I copioni parlano un linguaggio che non è il loro e si imbattono in temi lontani mille miglia dalla loro portata e dal buon senso. A quel punto ci tocca fare le solite, umilianti – più per il docente, in verità – ramanzine, che raramente vengono accolte con delle scuse, che spesso vengono affrontate con disarmante ingenuità o addirittura, più colpevolmente, con degli sguardi di spocchiosa sufficienza (“e perché non si può fare?”).

Di chi è la colpa? Ecco, a questa domanda non so rispondere con sicurezza. Spesso è solo il docente che segue passo dopo passo il tesista ad accorgersi delle magagne dei provetti copisti sin dall’inizio. L’obiettivo più urgente diventa poi evitare l’approdo in commissione di laurea di un testo plagiato. E diventa tutto più complicato quando ci si accorge del danno solo a fine lavoro. Diventa drammatico, persino, quando non ci si accorge di nulla per noncuranza o colpevole distrazione. Prendiamocela con l’insicurezza di una età biologica che non risparmia nessuno, prendiamocela con una generazione abituata al web tanto da confonderlo con la realtà stessa, allo stesso modo di come i nostri padri si guardavano stupiti per esclamare: “E’ tutto vero, l’ha detto la tv”. Prendiamocela con la scuola, che non prepara adeguatamente gli studenti alla scrittura, all’analisi ed alla ricerca degna di questo nome, commissionando surreali gite lampo su Wikipedia. Ma quelle frasi prefabbricate di cui ci si appropria, quei saggi brevi costati ad altri mesi di lavoro, fatica e denaro, quelli gridano vendetta. La “gratificazione istantanea” dei nostri giorni, invece, se ne frega. Quella invece rimbecillisce gli studenti, e in certi casi, ahimè, pure giornalisti e docenti di ogni ordine e grado. Copiano anche loro, a volte, con conseguenze più gravi. La colpa? Non saprei, davvero. Ma signori copioni, state alla larga dai luoghi del sapere e dalle scritture in genere. E, soprattutto, da me.

*Giornalista e docente a contratto di Giornalismo e nuovi media.

  • giuseppe

    io me la prenderei anche…

    I professionisti del copia e incolla, come li chiama Lei, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Si tratta di capire e comunque di arginare il fenomeno, di non scoraggiare anche quelli che un minimo di buona volontà ancora se la ritrovano addosso. E in questo caso io me la prendo con tutti quei docenti, che forse per i troppi impegni, o i troppi studenti da seguire, o le miriadi di altre motivazioni varie non seguono come dovrebbero gli studenti che si trovano alle prese con il primo vero progetto creativo della loro vita, che è la tesi.

    Allora, quando mi sento dire, "ci vediamo la prossima settimana", oppure "Prof. ha letto il capitolo che le ho mandato?", risposta "no..non ancora" oppure " si va tutto bene" magari senza averlo letto, allora si che passa sinceramente la volontà anche di cercare di inventarsi qualcosa.  Cominciamo a dedicare un po’ più di tempo allo studente, che si sentirà invogliato a scrivere qualcosa di suo pugno, se questo gli verrà riconosciuto.

    E lasciamo stare  i fannulloni (parola tornata di moda)., quelli ci sono e ci saranno sempre.

    Saluti

    Giuseppe

  • June

    Ma fare una tesi è proprio necessario? Il brillante studente un giorno si sveglia e diventa “il copiatore”?

    Copiare è una brutta debolezza che alcuni si concedono. E’ sbagliato moralmente e sbagliato semanticamente. La tesi dovrebbe essere il prodotto ultimo di un percorso di studi, che alla fine sfocia in questo lavoro di ricerca e successiva elaborazione. Splendido perchè personale. Dovrebbe contenere i propri occhi, le proprie scelte, sensibilità, la propria "penna".

    Ma… e se fosse la tesi un vetusto retaggio di qualcosa che non esiste più?

    Lo studio non è più uno studio di qualità, non è più accurato, non è più approfondito. Ma non è una colpa solo dei ragazzi. Che crescono nella normalità della superficialità del prendersi un pezzo di carta. E neanche di chi insegna… che spesso è attento, e stimolante ma che probabilmente si trova davanti più studenti di quello che umanamente, direttamente, può (vorrebbe?) seguire…

    Certo è curioso, vedere per degli esami al limite della vergogna fiottare 27, 28 e anche 30 a volte. Più sintomo di stanchezza e terrore della burocrazia, che rimbambinimento dei docenti, sicuramente. E allora… perché ostinarsi a far fare le tesi? Cerchiamo di essere più onesti in tutto il percorso, e più realisticamente modesti alla fine!

    Siamo tutti in grado di scrivere una tesi degna di questo nome?

    Penso che non tutti saremo dei ricercatori… che non tutti vogliamo scrivere libri. Questa non è una difesa al copiatore…  propongo un altro punto di vista… Il copiatore al professore chiede scusa e candidamente chiede: "perché non si può fare?”  Ma tra di loro gli studenti cosa dicono?
    La verità è che la tesi dovrebbe essere facoltativa (che ne so, per accedere alla lode, per esempio)… che la commissione dovrebbe poterla rifiutare in caso fosse una schifezza.

    In questo paese manca il senso pratico e l’onestà. Il copiatore, prima di essere un copiatore, è uno studente scarso. Boccialo, cerca di recuperarlo, boccialo ancora se continua a non farcela, soprattutto per incuria, oppure se cedi a dargli un pezzo di carta… come cedono tutti… non ti lamentare poi, che sia un copiatore. Proponi un’alternativa.

  • Fury

    contraddittorio

    Facciamo come Maroni, domani pretendo un bel contraddittorio da parte del copiatore. Mica deve sempre passare lo studente per il furbetto del quartiere. Forse, e dico forse, ci sono insegnanti così indifferenti a quello che gli studenti scrivono che legittimano, inconsciamente o meno, pratiche del genere. Rifletteteci.

  • r.m.

    Fury, stay tuned!

    Per domani non ce la facciamo, ma nei prossimi giorni ti assicuro che sul tema potrai leggere anche pareri diversi da quello della prof.

    ps Intanto, se vuoi mandare il tuo di contributo, non devi far altro che scriverlo e inviarlo a redazione@step1.it

    r.m.

  • Enrico

    Tutto vero, ma

    Copiare da uno è plagio, copiare da tanti è ricerca, diceva qualcuno!

    E’ tutto vero quello che dice l’articolo: il copincolla è una piaga, una scorciatoia che spesso impedisce il vero lavoro di elaborazione delle fonti e, cosa non trascurabile, provoca la propagazione degli errori.

    Però non mi limiterei a parlare di quello degli studenti perché la maggior parte degli articoli dei quotidiani on-line non è che la riproposizione di uno spaccio di agenzia, senza alcuna aggiunta, complici i ritmi frenetici imposti dalla velocità con cui viaggiano le informazioni (magari per fare un articolo approfondito uno ritarda la pubblicazione della notizia quando ormai è arrivata pure in Oceania!).

    Ma vogliamo parlare delle slides dei professori? Spesso sono uguali ogni anno, magari con una riordinata diventano libri di testo dei vari corsi che gli studenti sono vivamente invitati a comprare.

    Ovviamente non pretendo che un prof faccia un corso nuovo di zecca sulla stessa materia ogni anno, ma che almeno rispetti i più elementari principi della comunicazione, reperibili con la più banale delle ricerche su google: mi sembra il minimo segno di rispetto nei confronti della propria platea. Anche perché mi risulta che l’attività principale dei prof debba essere la didattica.

    Invece ricordo che quando ero studente dovevo sorbirmi lezioni con a supporto slides piene zeppe di testo, con i colori messi a casaccio (invece anche quelli dovrebbero essere scelti con cura), per non parlare dei refusi…

  • Rosa Maria Di Natale

    Mai sentito parlare di etica?

    E chi invece chi si sforza di seguirli, gli studenti? Caro Giuseppe, le colpe ( o le responsabilità, se vogliamo essere eleganti) non stanno mai da una parte sola. E’ come in una storia d’amore che scoppia. Credo di averlo spiegato nel mio pezzo. Ma fatta salva la disponibilità del docente, se questo dedica tempo ed entusiasmo al tesista, essere ripagati con un copiato è la peggiore della delusioni. Meglio un lavoro debole, ma che è sempre in tempo per essere migliorato, che il bluff, la menzogna  Mi è capitata di essere stata ringraziata per avere bloccato in tempo la deriva di una tesi. Ma mi è anche capitato di sentirmi rispondere: "Non ho tempo per fare le cose per bene. mi trovo un altro prof che mi farà fare più in fretta, senza troppe verifiche intermedie", è vero anche questo. Trovo invece particolarmente interessante la riflessione di June, e anche quella di Fury. Qualcosa deve cambiare, e prima che sia troppo tardi. Ma l’onestà dei rapporti è una cosa antica. E’ un valore etico. Lasciamo perdere la morale. Non è quella che vi voglio fare…

  • Rosa Maria Di Natale

    Fuori tema

    Cosa c’entrano le slides uguali ogni anno, e i colori, con la copiatura? Quella è sciatteria intellettuale ( anche se dubito che certi argomenti necessitino sempre e comunque di aggiornamenti). Signori, mi aspetto che qualcuno ammetta: si è vero, ho copiato. E che magari in pieno anonimato ci spieghi il perché…

  • giuseppe

    Cara Prof.

    Cara Prof,

    fermo restando nella mia affermazione di partenza, e cioè che i fannulloni e i copioni ci sono e ci saranno sempre, lei ha centrato in pieno il punto di quello che volevo dire. La colpa non ssta mai da una parte sola, è vero però che nel caso di una tesi, il rapporto di forze non è e non puo’ essere equilibrato. Chi deve guidare il processo è immancabilmente il docente e,secondo la mia opinione,  nel caso in cui questa guida manca è molto plausibile che si venga ad avere una situazione da Lei descritta. A quel punto mi sentirei anche di giustificare parzialmente lo studente che non vedendosi seguito, per disperazione attinga qua e la.

    Questo stato di cose non è difficile che si realizzi, nella nostra facoltà come in tante altre.

    Naturalmente è giusto ricordare tutti quei Prof che si sforzano di seguire come si deve e quegli studenti che vedendosi incoraggiati non cedono alla tentazione  "del lato oscuro della forza". E dopo questa citazione cinematografica Vi saluto.

    Giuseppe

  • germano

    e quindi? pensieri sparsi:

    purtroppo non ho molto tempo, spero mi perdoniate se scrivo disordinatamente.

    Non ho problemi ad ammettere di aver prodotto una tesi, su un argomento che mi interessava approfondire davvero, ma altrettanto lontano dall’indirizzo dei miei studi, copiando e "remixando" lavori, scritti, articoli e dati da altre fonti.
    Premetto che, ovviamente, quando la scrissi analizzai e compresi a dovere tutto il materiale che ebbi a disposizione:
    non credo di aver scritto un solo rigo, uno, che non mi fosse comprensibile o non fosse finalizzato a ciò che volessi esprimere.
    Aggiungo che anzi, a causa di questa (a me) incomprensibile etica contro il copiato, mi sono spesso trovato a dover modificare a malincuore frasi già perfettamente equilibrate e ben strutturate. 
    fondamentalmente, l’incipit del commento di Enrico lo trovo pienamente condivisibile. 
    alla fine, la mia tesi è stata considerata un ottimo prodotto di sintesi e divulgazione, e in tutto ciò l’unico rammarico è stato non aver potuto citare le fonti che, inconsapevolmente, mi hanno aiutato a crearla. 
    se è vero che ho risparmiato del tempo nello stilare e riassumere ciò che ho voluto esprimere, è altresì vero che ne ho speso altrettanto nel cercare, ordinare e collegare quel che avevo intenzione di copiare, perché considerato da me, secondo i miei canoni, irrinunciabile ai fini della tesi e del mio pensiero.
    L’opera che ne è risultata è indiscutibilmente mia; frutto dei miei sforzi (parlo, ovviamente, di paternità dell’opera, piuttosto che di proprietà intellettuale – altro concetto che trovo aberrante – mi viene in mente gran parte della musica prodotta dagli anni 80 in poi, grazie proprio all’arte del remix e del sampling, ma forse questo parallelismo non me lo concederete).
    vorrei innanzitutto sottolineare la difficoltà attuale, per uno studente, di fare ricerca e sperimentazione:
    se lo studente ha il desiderio di produrre un lavoro su un argomento distante da quelli trattati nei suoi libri di facoltà, che sostegni ha per poter iniziare? in pratica nessuno.
    se si applicasse, come un po’ già si fa, un limite agli argomenti trattabili in base agli studi e alle materie seguite, quello sì che sarebbe un male che decreterebbe il nostro fallimento intellettuale.
    non posso invece che commuovermi e gioire, quando vedo uno studente che si avventura in altri ambiti a lui estranei, sfruttando prima ancora che le sue conoscenze, la sua capacità cognitiva, provando di saper ragionare, e non solo di aver studiato.
    del resto, quando presentai la tesi, come tutti i miei colleghi, avevo già superato tutti gli esami; la mia conoscenza accademica era già stata valutata.
    quel che accadde dopo, ovvero il superamento di quel fatidico giorno, la "formalità", aveva ben poco che fare con la mia preparazione. in tal senso, anche il commento di June mi sembra in parte condivisibile (le sue esternazioni finali invece decisamente no).

    certo, mi rendo conto che il suo sfogo è in gran parte dovuto a tutti quei studenti che hanno presentato delle tesi senza aver fatto il minimo sforzo di leggerle, probabilmente.
    ma qui entra in campo l’idiozia dilagante, che non risparmia neanche le persone colte, incapaci di essere, non dico intelligenti, ma almeno furbe.

    saluti.

  • Umberto C.

    Uhm!

    Legittimare uno studente che copia a più non posso perché non accuratamente seguito da un professore non mi sembra una buona strada.

    Io studente che redigo una tesi di laurea, quando copio so per certo che il motivo per cui lo faccio è quello della pura e semplice pigrizia. Non riesco ad accettare il concetto che un laureando non sappia fare ricerca attingendo a fonti diverse. Quindi se copia non è perché non sa svolgere ricerca. E’ vero, il risultato potrebbe anche cambiare a seconda che il professore segua o no lo studente, ma il concetto del "copia e incolla", a mio avviso, è estraneo a questo fattore.

  • Rosa Maria Di Natale

    Acque confuse e Beastie Boys

    Caro  Germano, la ricerca delle fonti e la loro citazione in un lavoro di ricerca somiglia anche a quel “remixare lavori, scritti, articoli e dati” altrui. Non alla loro copiatura, però, come ha ben compreso Umberto. Non confondiamo le acque… La cultura è soprattutto conoscenza dei lavori passati. La maturità intellettuale è la capacità di rintracciarli, analizzarli e farli propri. Ossia, comprenderne profondamente l’essenza, contestualizzarla ai fini del proprio lavoro e, udite udite, citarne la fonte. Come? Attribuendo la paternità di un concetto, o di un dato, o di altro, al legittimo autore. E , al contempo, tentare un percorso proprio.

    Sono in pochi quelli che riescono a fare questo lavoro bene e da soli, hai ragione da vendere. Infatti i prof ci sono per questo.Lo dimostrano quegli studenti che lavorano con serietà, con i tempi giusti e che nella stragrande maggioranza dei casi (se non nella totalità) finiscono anche per avere delle buone soddisfazioni.  E senza rammarichi di alcun genere.

    A Giuseppe, invece dico, e ridico: non ci sono scuse che tengano, almeno per quanto mi riguarda.

     Il docente ha il dovere di seguire e aiutare il suo tesista. E quest’ultimo il diritto di ottenere il massimo dalla sua “guida”. Ma il rapporto di fiducia deve essere reciproco.

    p.s.

    @germano: Conosco bene il mash up musicale e le questioni che ne derivano. E'una questione molto, molto intrigante!  Ma quello è “citare”, non copiare, credimi. Se poi le major discografiche si arrabbiano, sono fatti loro…

     Qui ad esempio

    http://www.youtube.com/watch?v=EIikcGo_dgU

    i Beastie boys citano il tamburo dei Led Zeppelin. Ma nessuno non si sognerebbero di dire che l'hanno inventato loro :)  

  • la formazione è importante

    riflessioni vetuste

    Le solite trite ovvietà.
    Si è vero, gli studenti copiano.
    Anche i professori copiano.
    Anche i giornalisti copiano.
    Anche i politici.
    Anche i musicisti.
    Anche i registi.
    Anche gli artisti.
    E allora?
    L’arte del copia incolla è sempre esistita.
    E sempre esisterà.
    Perché la mediocrità alleggia ovunque, non solo tra gli studenti.
    Abbiamo scoperto l’acqua calda.
    La polemica "catastrofista" sulla digitalizzazione e sull’accessibilità delle informazioni è superata da anni.
    Poniamola in maniera diversa.
    Gli studenti hanno sempre copiato le tesi… solo che ora, grazie a google, è più facile per il professore accorgersene. Gli basta copiare una stringa di testo, incollarla nello spazio bianco del motore di ricerca, accorgersi della copiatura e sentirsi più“furbo” dello studente (quando in realtà è vittima della stessa comoda faciloneria).
    Una volta, soltanto i professori più preparati (e che leggevano le tesi) si accorgevano delle copiature (i migliori sapevano risalire anche alle fonti).
    Oggi… ci riesce anche l’assistente più mediocre.

    Sinceramente trovo molto più triste (del copia incolla) leggere ancora, dopo anni, sempre gli stessi sterili articoli e le stesse banali riflessioni, su un tema troppo spesso affrontato con superficialità e presunzione.
     

  • shinken

    Le trite ovvietà

    «L’arte del copia incolla è sempre esistita. E sempre esisterà.»  ma va?!

    Un po’ come la prostituzione, la pedofilia o gli imbecilli.

    Bene, ora che abbiamo constatato che il problema esiste da sempre, che si fa?? Facciamo finta di nulla o ne discutiamo? Ripetere un argomento significa trattarlo, anche per dare un punto alla situazione. Se non si è capaci di comprendere il ruolo dell’informazione… meglio astenersi da commenti assolutamente privi di alcuna utilità.

  • siracusa

    Fossi in Lei…

    …gentile professoressa, rispedirei il lavoro al mittente, ovvero allo studente, dicendogli di scrivere la tesi di suo pugno e non di scopiazzare da internet.

    Lei si chiede di chi sia la colpa. Beh, se ci si accorge che un testo è stato copiato e non si fa nulla affinché lo studente scriva una tesi di suo pugno e questa tesi scopiazzata arriva al fatidico giorno (quello della seduta di laurea), il professore non dicendo niente avalla questo comportamento assurdo.

  • germano

    il peccato di far le cose per bene.

    Gentile professoressa,

    se ben nota, ho precedentemente fatto il dovuto distinguo tra chi copia per pigrizia, e a causa della stessa non accusa neanche il bisogno di comprendere ciò che ha copiato, e un autore che, copiando da altre fonti, rende il tutto intellegibile e coerente, e ottiene la sua, insisto, sua opera.
    Un’opera che non sarà meno sua di quanto questo post possa non essere mio sol perché non ne ho inventato le parole di cui è composto.
    insomma, l’atto del copiare, inteso come uso di materiale altrui come componenti di partenza: la scelta di tali materiali, il loro remixaggio, la loro riscrittura e il loro uso è interamente opera propria, che per essere creata necessita indubbiamente di alcune capacità intellettive, che non appartengono invece al copiatore ottuso.

    Il concetto stesso di “plagio” non è presente da sempre, anzi credo sia abbastanza moderno (a occhio e croce direi un’odiosa eredità del romanticismo ottocentesco).
    Dante riprende interi scenari da Virgilio, ma mi pare che nessuno lo ritenga uno squallido copiatore.

    Attualmente, e fortunatamente, viviamo in un mondo che ci permette di tagliare, incollare, remiscelare l’intera produzione umana con facilità. Dovremmo esserne felici. E approfittarne.
    Dovremmo rompere l’ottusità che ci impone di reinventare a ogni passo la ruota, e vedere se e cosa si può costruire di nuovo con i mattoni già esistenti, qualora sia il caso.

    Il brano stesso che cita, pare confermare quel che sostengo: il brano appartiene ai Beastie Boys, suscita emozioni proprie, e per quanto sia facile riconoscerne gli "ingredienti" originali da cui nasce, di certo non è una cover dei Led Zeppelin.
    Del gruppo, così, apprezzeremo non la propria capacità di suonare, ma quella di usare con sapienza musica suonata da altri. E non credo che Bonham si sarebbe arrabbiato.

    Immagini che mi trovi a presentarle una tesi, dove tutte le parti copiate siano appositamente virgolettate e sia specificata la loro provenienza (procedimento, quello di citare le fonti, con cui mi trova fondamentalmente d’accordo).
    Probabilmente mi imporrebbe, per una mera questione etica, di riscrivere tutto di mio pugno. 
    Ora immagini che io non sia poi così bravo a scrivere e a esprimere quei concetti che prima, grazie allo sforzo di altri, erano chiari e ineludibili.
    Il risultato ottenuto sarà decisamente peggiore, e per il fruitore dell’opera la comprensione
    ne sarà compromessa.

    Mi permetto di aggiungere che trovo pienamente condivisibile il commento di la formazione è importante.

    Saluti.

  • Alessandro M

    Troppo comodo

    Non sono più uno studente già da un bel pezzo, credo di poter dire la mia con tranquillità. Copiare è stupido, non ci può essere nulla di intelligente e creativo, e quando leggo certi commenti pseudo colti mi viene da ridere.

    Mi sarei aspettato che qualcuno dicesse: copiare ha un senso perchè ci fa risparmiare tempo e perché siamo stufi di perdere energia sulla tesi, che nessuno ci insegna a pensare, prima ancora che a scrivere. Certo, è una posizione triste, ma almeno onesta. Poi mi sarei aspettato che qualcuno – e questo sono io- dicesse al prof. che sono in tanti quelli che la tesi non la copiano. Io e tanti altri del mio corso abbiamo lavorato onestamente. Non ricordo di avere copiato, ma di essermi fatte lunghe passeggiate sul web, come d’altronde mi aveva invitato a fare anche il mio relatore. 

    Forse la posizione che mi convince di più è quella di Siracusa.

  • germano

    Troppo faticoso

     

    "Copiare è stupido, non ci può essere nulla di intelligente e creativo, e quando leggo certi commenti pseudo colti mi viene da ridere."

    - pensa, a me capita lo stesso leggendo certe prese di posizione basate unicamente sull’etica.

    "Mi sarei aspettato che qualcuno dicesse: copiare ha un senso perchè ci fa risparmiare tempo"

    - questo lo dico io poco sopra.

    "…e perché siamo stufi di perdere energia sulla tesi, che nessuno ci insegna a pensare, prima ancora che a scrivere."

    - e questo lo dice, in un certo senso, June prima ancora.

    Il mio dubbio è sincero, e non voglio polemizzare; 
    vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa cambia tra una tesi con parti copiate e una originale, se alla fin fine si tratta di valutarne il contenuto (tenendo conto che entrambe, le prime per incapacità di usare il materiale copiato, le seconde per incapacità di scrivere di sana pianta, possono essere scadenti). 
    Insomma, il binomio "tesi copiata = tesi brutta" non è sempre vero, come non lo è neanche "tesi originale = tesi di qualità".
    Se non sbaglio, l’obiettivo di una università può essere sintetizzato in "fornire e controllare le nozioni di uno studente", e non in "vediamo quant’è diventato bravo a scrivere".* 
    Ripeto, il non poter citare le fonti è spiacevole e ingiusto, ma è la più ovvia conseguenza comportamentale, se l’atto di copiare fa ancora così tanto gridare allo scandalo.

    * migliorare le proprie capacità di scrittura, espressione e creazione, può essere una conseguenza dello studio universitario, ma ciò non si verifica sempre.

  • siracusa

    caro alessandro…

    io la mia tesi la sto scrivendo di mio pugno, senza scopiazzare frasi fatte da altri libri o da internet, ma leggendo i libri e i documenti che ho trovato su internet. Non ho mai sopportato coloro che scopiazzano. Ogni volta che a un esame scritto vedevo tutti quanti affannarsi per copiare dal libro che si erano portati dietro provavo un forte senso di disgusto e mi dicevo che certa gente non merita di frequentare l’università. Certo, la colpa era anche del professore che non si premurava di dire ai ragazzi, prima dell’inizio della prova, di lasciare le borse tutte in un angolo e di tenere per sé solo penna, matita e gomma.

    La professoressa dice che si è accorta che vi sono studenti che scoppiazzano. Beh, la soluzione è semplice ed è una sola: far riscrivere la tesi allo studente. Lo studente detesterà la professoressa? Pazienza. I professori hanno un ruolo importantissimo qual è quello di educare, e se non danno loro l’esempio, da chi dovranno apprendere come ci si comporta nella vita? Se sono arrivati a scopiazzare è un chiaro segno che in famiglia non sono seguiti, quindi tolta la famiglia gli resta solo la scuola…e se questa abdica pure? Medesima cosa dicasi per la questione esami. La maggior parte degli studenti impara a memoria o studia alla buona, per cui, all’esame, il voto alto ottenuto imparando a memoria o il voto strappato dopo aver pregato il professore di non bocciarlo/a perché se no non può passare all’anno successivo, ecc…, sono tutte cose che danneggiano gli studenti. I professori dovrebbero bocciare coloro che non hanno studiato a sufficienza e pretendere dai ragazzi dei ragionamenti e non le nozioni da vomitare a memoria lì sul tavolo, perché non resterà niente a nessuna delle due tipologie di studenti.

  • germano

    Confusion, it’s such a terrible shame!

    In un allarmante stato delirante, Siracusa riesce a confondere in poche righe il ruolo della scuola e della famiglia con quello dell’università, la prova finale con un esame scritto, e le tecniche di studio mnemoniche (come credi di superare un’esame di una materia che prevede di ricordare date, fatti, dati, frasi o intere formule?) con la mancanza di logica e capacità di ragionare.
    en plein!

  • Rosa Maria Di Natale

    Molto antipatica

    Certo, Siracusa, è proprio quello che faccio. Lo studente è costretto riscrivere tutto. Qualcuno mi detesta, qualcun  altro no. 

  • Vincenzo B.

    nel ramo ci sono dei professionisti..

    copia e incolla, nel ramo ci sono dei professionisti, leggete qui

    http://www.lindiceonline.com/index.php?option=com_content&view=article&id=332:galimbertibucci&catid=39:segnali&Itemid=56

  • siracusa

    per germano…

    Tu, invece, non hai capito un beato nulla di ciò che ho scritto.

    Ho scritto che non ho mai sopportato coloro che scopiazzano, come mi è  capitato di vedere durante l’espletamento di alcuni esami in forma scritta. C’erano un sacco di studenti con le borse contenenti i libri sui quali si presume avessero studiato, che scopiazzavano punto per punto le risposte alle domande contenute nella prova scritta. I professori, al momento di correggere i compiti, si accorgevano del copia e incolla che molti avevano effettuato, reagendo prima con un’arrabbiatura e poi con la registrazione dell’esame.

    Ho scritto che l’unica soluzione, riguardo al problema del copia e incolla, è quella di far rifare il lavoro allo studente fannullone.

    Ho scritto che i professori anche durante gli esami orali tendono a non bocciare persone la cui preparazione è praticamente pessima, perché si fanno intenerire, o di far superare l’esame a coloro che invece di studiare davvero hanno mandato a memoria ogni singola parola contenuta nei libri facenti parte del programma.

    Ho parlato di tutto questo per sottolineare come comportamenti come quello del copia incolla, siano avallati e incoraggiati dai professori stessi. Ovviamente non tutti si comportano così, ma vi sono. I professori rivestono il ruolo di educatori, anche se sono professori universitari, quindi a contatto con persone più grandi (e si presume più mature (?) ), non li esime dallo svolgere questo ruolo importantissimo. Loro non sono lì per promuovere chiunque, sono lì per formare, istruire e promuovere chi studia davvero.

  • germano

    ti trascinano al loro livello e ti battono con l’esperienza

    @Siracusa: Sono combattuto se rispondere punto per punto o lasciar perdere (temo si scateni un flame in cui vinceresti per sfinimento dell’avversario).
    Vorrei solo sottolineare che, e ci mettiamo un bel "secondo me", copiare all’esame scritto o copiare una tesi sono due azioni neanche lontanamente paragonabili, e ragionando per aneddoti non si arriva a nulla (specie quando si confondono i punti della discussione).
    insomma, non è che parlando dell’energia nucleare in Italia è utile ricordare Hiroshima.

    Saluti.