Forconi, la denuncia dei commercianti
«Girano a squadre e ci minacciano»

Ci sono paesi come Lentini, in provincia di Siracusa, dove è difficile anche trovare un panificio aperto. Tutti i negozi sono chiusi e spesso non per scelta. I proprietari raccontano di intimidazioni subite da parte di chi protesta per costringerli ad aderire. Nel Catanese sono già una trentina le segnalazioni. Confcommercio: «E intanto i danni della serrata forzata ammontano a circa 500 milioni di euro»

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«Bisognerebbe essere ciechi per non accorgersene». Così rispondono dalla centrale operativa dei carabinieri di Augusta alle presunte infiltrazioni mafiose nelle proteste che in questi giorni stanno bloccando la Sicilia. Lentini, in provincia di Siracusa, «sembra un paese fantasma», racconta chi ci vive. Difficile anche trovare un panificio aperto. Tutti i negozi sono chiusi e spesso non per scelta. Un paese vuoto e isolato, considerato il blocco autostradale in entrata e i consistenti rallentamenti in uscita. E lo stesso succede nel Catanese, a giudicare dalle segnalazioni portate ieri al viceprefetto vicario etneo da Riccardo Galimberti, presidente di Confcommercio Catania. «”Le squadre stanno girando”. E’ questo che raccontano i commercianti intimiditi», dice. Proprietari di attività che intanto perdono milioni di euro.

Nei giorni scorsi, sia da Forza d’Urto che dal movimento dei Forconi, sono arrivate diverse smentite. Nessuna minaccia, dicono, solo il tentativo di coinvolgere quanta più gente possibile. «E dire “Poi non vi lamentate se mettono le bombe” vi sembra un garbato invito?», sbotta un negoziante di Lentini. Anche lui con la saracinesca abbassata, come tutti. Perché in paese, racconta, girano in gruppo a controllare chi ha deciso di tenere la propria bottega aperta. «Sono organizzati in squadre e girano in motorino. Appena vedono un negozio aperto, chiamano gli altri e arrivano in dieci a chiederti di chiudere. Ma sempre gentilmente, eh», spiega amaro.

Lo stesso succede in provincia di Catania. Una trentina di segnalazioni sono arrivate da Paternò, Acireale, Mazzarrone, Mineo e l’area del Calatino. «Finora i negozianti hanno subito danni per circa 500 milioni di euro – spiega Galimberti di Confcommercio – Abbiamo chiesto al viceprefetto un passo più fermo». Non contro la protesta in sé – con cui molti solidarizzano – ma nei confronti del metodo utilizzato. «Noi abbiamo già presentato alla Regione le stesse richieste di chi manifesta – continua – che adesso sono al vaglio del Consiglio dei ministri. A me sembra un modo più democratico di agire».

La situazione intanto resta in emergenza e i commercianti continuano ad avere paura. «Come posso rischiare? – chiede uno di loro – Un incendio al negozio distruggerebbe in pochi minuti il sacrificio di anni». Eppure, ricordano i carabinieri, senza una denuncia è impossibile intervenire. «E qui ancora ne sono arrivate poche», ammettono dal comando di Augusta, da cui Lentini dipende. I negozianti però sono sfiduciati. «Se vuoi la mia denuncia, devi guadagnartela – dice uno di loro – Come faccio a fidarmi se anche un vigile urbano mi consiglia di chiudere?». Stessa amarezza di un produttore agrumicolo lentinese che, in una nota su Facebook, scrive: «Il fatto che le forze dell’ordine abbiano assistito passivamente a questi eventi, con i finestrini delle macchine ben chiusi per non sentire il carattere intimidatorio dei pacifici manifestanti nei confronti degli autisti dei mezzi è gravissimo».

E c’è anche chi lancia una proposta. «Assegnino un rating anche a forze dell’ordine, politici e prefetti. Più è alto, più prendono di stipendio». Un’eresia? «Per noi commercianti esiste già e le banche decidono di noi in base a questo». Solo che, anziché gli economisti di Standard & Poor’s, in questo caso a valutare sarebbero i cittadini. Come sempre c’è in gioco il futuro. Perché «lo Stato, intanto, sta perdendo contro questi delinquenti».

[Foto di nchenga