Diritti umani, da Tunisi a Bruxelles in kayak
Attivista francese fa tappa a Catania

Georges Alexandre è partito dalla Tunisia in canoa con l’obiettivo di presentare alle istituzioni europee una petizione in difesa dei diritti dei migranti. In questi giorni è ospite della città etnea. «È il momento di dire basta a questa politica sull’immigrazione, e i catanesi possono dare una mano»

In kayak dalla Tunisia a Bruxelles, per difendere il diritto alla vita dei migranti. L’idea è venuta a Georges Alexandre, un attivista per i diritti umani franco-canadese dell’associazione Everyone, che è partito il 10 settembre scorso da Tunisi e in questi giorni è sbarcato a Catania. Il suo viaggio ha già fatto tappa a Lampedusa, Linosa e Malta. Georges ha conosciuto la Tunisia immediatamente post rivoluzionaria, ha vissuto i giorni della rivolta dei migranti a Lampedusa, si è confrontato con la severa guardia costiera maltese. Adesso si ferma ai piedi del vulcano.

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«È arrivato il momento che i cittadini europei dicano basta a questa politica sull’immigrazione, e i catanesi possono dare una mano» spiega Georges. Per sollecitare le istituzioni di Bruxelles, ha lanciato una petizione, che è possibile firmare online, in cui si invita l’Unione Europea ad istituire un’Organizzazione di Gestione dell’Immigrazione e delle Domande d’Asilo (OGIDA). Una risposta comune per gestire gli sbarchi nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per cancellare i respingimenti e il reato di clandestinità.

Agli europarlamentari Georges consegnerà un regalo, pescato nelle acque tra la Tunisia e Lampedusa. È un sandalo corroso dal mare. «Questa scarpa è un simbolo, di quello che non deve mai più accadere» spiega. L’attivista è stato diretto testimone della rivolta dei migranti al centro di accoglienza di Lampedusa. Era sull’isola il 20 settembre quando la struttura fu incendiata e si scatenò la caccia all’uomo. In un clima di esasperazione, fu anche aggredito con calci e pugni da un lampedusano. «Mi disse di andare via, perché anch’io ero uno straniero» ricorda Georges.

Ma non si è arreso e continua a sensibilizzare tutti quelli che incontra durante il suo viaggio. «Non so quanto resterò a Catania – conclude Georges – giusto il tempo di ricaricare le batterie e completare la mia missione».

 

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