Comunali 2012, l’analisi del politologo
«Vincono il non voto e l’usato sicuro»

Chiuso il primo turno di elezioni amministrative in diversi comuni italiani, è il momento dei bilanci. Alla sconfitta generale, anche in Sicilia, del Pdl, non corrisponde un vantaggio del suo principale avversario, il Pd. Poche le novità sull’isola, con gli elettori che disertano le urne oppure scelgono le singole personalità. Cosa succederà al secondo turno? E alle prossime consultazioni locali e nazionali? CTzen ne parla con Orazio Lanza, politologo e docente della facoltà di Scienze politiche di Catania

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«C’è stato un elettorato in fuga dai partiti: soprattutto da quelli del centro destra, ma non verso quelli di centro sinistra». E poi c’è stato un elettorato che è rimasto a casa – il cinque per cento in più rispetto alle scorse comunali – «in attesa di un’alternativa». Così Orazio Lanza, politologo e docente della facoltà di Scienze politiche di Catania, commenta il primo turno di elezioni amministrative in diversi comuni d’Italia. Consultazioni con uno sconfitto certo, il Pdl, ma senza un vincitore altrettanto definito. «In Sicilia, con il cambiamento della legge elettorale, i candidati sindaco devono conquistarsi i voti da soli – spiega Lanza – E quindi hanno vinto le personalità, chi ha maggiori legami con il territorio». Senza un segnale chiaro: da un lato «l’usato sicuro» – come a Palermo e Misterbianco – dall’altro le novità. «Ma da un anno all’altro, tutto può cambiare – avverte il politologo – La vera domanda è: chi riuscirà a conquistare questo elettorato?». L’Udc ha già cominciato a provarci, correndo da solo in diversi Comuni. Forse il Pdl, che in Sicilia ha sempre un certo vantaggio, se riuscirà a riorganizzarsi. Quasi certamente, secondo il professore, non il Pd «che in Sicilia ha sempre avuto un problema di radicamento storico e adesso sconta l’alleanza con Raffaele Lombardo».

A soffrire di più, intanto, è il maggiore partito di centro destra. Sull’isola come nel resto d’Italia. «Il Pdl, una volta perso il suo elemento unificatore nazionale, si è sciolto». Silvio Berlusconi «aveva le risorse per tenere insieme uno schieramento contraddittorio ma con un suo spazio politico. Adesso, questo è stato occupato da liste frammentate e legate a singole personalità». Che però godono ancora di una certa popolarità. Un dato evidenziato dai cambiamenti della legge elettorale regionale che non assegna più in automatico ai sindaci le preferenze date alle sole liste che li sostenevano. Se quindi i candidati collegati al Pdl non ce l’hanno fatta, non così male è andata per tutti i gruppi – più o meno grandi e riconoscibili – collegati. «Il centro destra sarà in vantaggio in diversi consigli comunali. Questo porterebbe molti sindaci di centro sinistra ad affrontare dei problemi di governabilità».

E non è questo l’unico aspetto che dovrebbe preoccupare il partito principale del fronte opposto. Che non ha registrato perdite generalizzate come il suo avversario, ma nemmeno esaltanti vittorie. «Una vittoria a chi ha perso meno», ironizza Lanza. Eppure, in quel meno numerico, c’è qualcosa che pesa di più. Palermo, su tutte. Ma anche, a scala ridotta, Misterbianco. Nel capoluogo siciliano il centro sinistra si è presentato diviso. E adesso si scontrerà al ballottaggio. Ma ad aver fatto incetta di preferenze è Leoluca Orlando, Idv, e non Fabrizio Ferrandelli, scelto con il metodo delle primarie. A Misterbianco, invece, il candidato ufficiale del Pd Massimo La Piana è stato battuto al primo turno dal collega di partito Nino Di Guardo, già sindaco, che ha deciso di correre da solo. «Il problema è che il Pd non riesce a proporre una classe dirigente che venga riconosciuta come reale alternativa al centro destra – spiega Lanza – Le figure da loro proposte hanno scarsi legami con i territori, sono più legate all’apparato di partito». E anche quando conquistano una posizione, è sempre personale. «La credibilità di un candidato e il lavoro sul territorio pare non siano trasmissibili al partito». Ad aiutare il centro sinistra a radicarsi, infine, non c’è più nemmeno il sindacato, «adesso pure lui in crisi».

Uno scenario che non permette di fare previsioni. Tre i prossimi appuntamenti elettorali. Il secondo turno delle amministrative, innanzitutto, con una domanda: chi appoggerà il grande sconfitto? «Il Pdl sono tanti partiti, difficile capire chi appoggerà il partito», dice Lanza. Poi, l’anno prossimo, ci saranno le altre elezioni comunali: tra le amministrazioni al voto anche Catania, dove da tempo si profila una situazione simile a quella di Misterbianco, con il peso però di Palermo. L’ex sindaco Enzo Bianco, infatti, potrebbe rompere con il suo partito, il Pd, e correre da solo. «Se Bianco fosse l’unico candidato del centro sinistra potrebbe vincere – commenta il politologo – Ma non sono sicuro. Probabilmente si presenterà anche il sindaco in carica Raffaele Stancanelli che, nonostante non sia stato brillante, non si può dire sia stato un cattivo primo cittadino. E gli uscenti che non hanno governato male hanno sempre una chance in più». A Catania pesa poi l’incognita Lombardo: dove andranno i voti del governatore? «Da vedere, infine, è anche quanto il centro destra si presenterà diviso». Il terzo appuntamento (ancora da fissare) è quello delle elezioni politiche post governo tecnico. Nonostante lo spappolamento del centro destra, c’è tutto il tempo per ricompattarsi. «Siamo in un periodo che somiglia molto a quello del ’92-’94 – conclude Lanza – Sparita la Dc, allora è arrivato chi ha unificato l’elettorato. Oggi quell’elettorato è rimasto a casa. E aspetta».

[Foto di tasslehoff84]

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