Scicli, un lido nella spiaggia di Montalbano
I cittadini: «Vogliamo una costa libera»

Uno chalet, come lo chiamano i ragusani, da più di duemila metri quadrati. Nella spiaggia di Micenci, a Donnalucata, resa nota dalla fiction tv. E’ il nuovo progetto che ha fatto infuriare residenti e ammiratori della zona, abituati a fruirne in libertà e preoccupati per il suo futuro. «I rifiuti verrebbero smaltiti attraverso una vasca con tubi disperdenti nell’arenile», spiegano dall’apposito comitato contro il lido. Che ha lanciato diverse petizioni online e non solo. Ma la palla rimbalza tra Comune e Regione

Chissà come reagirebbe il commissario Salvo Montalbano se venisse a sapere della costruzione di un lido sulla spiaggia vicina al lungomare di Marinella. Lontani dal piccolo schermo, la possibilità che si costruisca uno stabilimento balneare sulla spiaggia di Micenci, a Donnalucata, proprio a ridosso del lungomare scelto per ambientare alcune scene della fiction Il commissario Montalbano, ha fatto levare un coro di no.

A dare il via alle proteste è stato un post sulla pagina Facebook I love Scicli che mostra un documento attraverso il quale si richiede all’assessorato regionale Territorio e ambiente una concessione per la realizzazione di uno «stabilimento balneare da adibire a ricovero natanti» di 2200 metri quadrati, da costruire sulla spiaggia di Micenci, località nel Comune di Scicli in provincia di Ragusa. Gli utenti del popolare social network hanno subito colto l’allarme lanciato dal moderatore della pagina e hanno animato un’accesa discussione che conta oltre duecento commenti tra favorevoli e contrari. Negli stessi giorni è stata lanciata una petizione online che ha raccolto più di duemila firme e una cartacea che si è fermata a circa 500 firmatari. Le petizioni hanno ricevuto il sostegno di molti cittadini che non vivono nel Comune ibleo ma sono soliti trascorrevi le vacanze e sono state indirizzate al Comune di Scicli e alla Regione Sicilia affinché si oppongano alla costruzione del lido, o chalet come si usa chiamarli nel Ragusano.

Dalla protesta digitale si è passati in poco tempo a quella sul territorio. Il 16 febbraio è stato organizzato il primo incontro tra cittadini, amministrazione comunale e portatori di interesse, mentre il 6 marzo si è tenuto un consiglio comunale aperto molto partecipato. «La discussione su Facebook era utile fino ad un certo punto, da subito ho proposto che tutti coloro che vogliono spiagge libere e sono contro questo chalet si incontrassero», racconta Mimmo Burletti uno dei promotori del comitato spontaneo Tutela bene comune che si è costituito per opporsi allo costruzione dello stabilimento balneare. Il gruppo ha anche chiesto un parere sul progetto a tecnici e avvocati: «Sono state evidenziate le criticità del progetto, tra quelle più preoccupanti c’è lo smaltimento dei reflui attraverso una vasca imhoff con tubi disperdenti nell’arenile. Non dobbiamo dimenticare che lo stabilimento verrebbe costruito a pochi passi dalla sorgente d’acqua dolce che affiora proprio sul bagnasciuga di Micenci», continua Burletti. Dal 2010 sulla fonte in questione insiste un vincolo ambientale in quanto è una delle ultime sorgenti che dall’antichità affiorano a Donnalucata e che danno il nome alla borgata.

Le altre motivazione del partito del no sono legate alla dimensione dell’intervento che priverebbe i cittadini oltre duemila metri quadrati di spiaggia, alla mancanza di parcheggi nella zona e soprattutto al timore che, dietro la costruzione di uno stabilimento balneare, si nasconda la volontà di realizzare uno chalet che di notte si trasformi in discoteca. Quest’ultima obiezione è stata più volte smentita da Salvatore Sammaritano, l’imprenditore che ha presentato la richiesta di concessione della spiaggia. «Il mio progetto prevede la costruzione di un chiosco di venticinque metri quadrati, qualche ombrellone e lettino e dei campi da beach volley. Il mio sogno è anche quello di istituire una piccola scuola vela», così l’imprenditore ha risposto alle tante critiche che gli sono piovute su Facebook.

Il progetto presentato da Sammaritano è in linea con la previsione di uno stabilimento balneare contemplato dal Piano di utilizzo del demanio marittimo redatto dal Comune di Scicli nel 2007. Il regolamento però non è mai stato aggiornato secondo le linee giuda introdotte dalla Regione Sicilia nel 2011 e non può quindi considerarsi valido. Nonostante l’inadeguatezza del piano, l’assessorato regionale Territorio e ambiente potrebbe comunque concedere la concessione dopo aver sentito il parere di diversi enti, tra cui il Comune di Scicli. Ma anche l’eventuale opposizione dell’amministrazione non sarebbe vincolante in quanto il rilascio della concessione è di competenza regionale. «Quello che il Comune può fare, e che sta già facendo, è verificare la compatibilità del nostro piano spiagge con le nuove norme del 2011. Nel caso fosse compatibile verrebbe riconfermato dopo aver permesso le osservazione dei cittadini e dei portatori d’interesse. In caso contrario la palla passerebbe al consiglio comunale che dovrebbe redigere un piano spiagge completamente nuovo», spiega l’assessore comunale al Territorio e ambiente, Vincenzo Iurato.

Il dibatto attorno al lido di Micenci ha sottolineato l’importanza, e l’inadeguatezza, del piano spiagge del comune ibleo e, nelle ultime settimane, da più parti è stato chiesto all’amministrazione di poter ridiscutere un nuovo regolamento di utilizzo del demanio marittimo. Anche il Comitato spontaneo Tutela bene comune vorrebbe poter ridiscutere l’uso degli oltre 18 chilometri di spiaggia di Scicli: «Noi non vogliamo questo chalet, siamo per le spiagge libere, però saremmo disposti a rivedere tutta la pianificazione e a prevederlo altrove, anche lì vicino ma più piccolo. Vorremmo poter dire la nostra sulle spiagge che vorremmo libere e magari tematiche, per poter fare sport e portare anche i propri cani». Paradossalmente anche Sammartano si auspica un nuovo disegno del litorale sciclitano: «Se il Comune cambiasse la destinazione d’uso e mi facesse fare solo un chiosco in duecento metri quadrati di spiaggia a me andrebbe molto meglio. Ma non essendo previsto su tutto il litorale cerco di utilizzare lo spazio che mi consente la legge».

  • guglielmo ferro

    La raccolta firme cartacea è di 420 firme non di 80

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