Comune, a controllare le tasse sono i privati
Il revisore: «Uno spreco di milioni di euro»

La verifica dei tributi evasi, servizio curato dai dipendenti dell’amministrazione etnea fino allo scorso anno, dal 2013 è affidato a una società esterna. Prima alla Engineering tributi e, da marzo, all’Area riscossione spa. «Una scelta della precedente amministrazione che rappresenta una spesa inutile e un modo elegante per comunicare ai dipendenti che sono degli incapaci», dichiara uno dei componenti del collegio dei revisori dei conti del comune etneo. Tanto più che, a verificare l’operato delle ditte esterne, sono sempre i dipendenti comunali

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«Al Comune di Catania si spendono un sacco di soldi per un servizio svolto da terzi, ma che potrebbe essere portato avanti dai soli dipendenti comunali». È quanto afferma Carlo Cittadino, componente dei revisori dei conti del Comune, in merito a un servizio affidato tramite un bando deciso dalla precedente amministrazione guidata da Raffaele Stancanelli nel mese di marzo e lasciato in eredità alla nuova giunta di Enzo BiancoL’oggetto dell’affidamento comunale è l’accertamento ai fini della riscossione dei tributi locali evasi.

Della riscossione delle tasse il Comune non si è mai occupato direttamente. Affidando il servizio prima alla Montepaschi Serit e, dal gennaio 2013, alla Engineering tributi «per una spesa di circa sei milioni e mezzo l’anno», dice Cittadino. La novità sta invece nell’esternalizzazione dell’accertamento. «Questo – spiega il revisore dei conti – è passato in mano a terzi solo dal gennaio 2013. Prima alla Engineering tributi, società che quindi è stata ben servita dalla amministrazione precedente consegnandogli la riscossione dal 2013 e l’accertamento dei tributi comunali degli anni precedenti. Poi, a marzo, a seguito del bando, la gestione è passata all’Area riscossione spa».

Il bando e le relative spese sono del tutto inutili secondo Cittadino. Si tratterebbe infatti di un «enorme costo aggiunto ai molteplici e svariati  importi pagati dal Comune per lo stesso e identico lavoro svolto dai  dipendenti comunali, peraltro preparati e competenti, che lavorano a Palazzo dei Chierici». Una scelta non solo catanese e a cui il revisore dei conti non è del tutto contrario. «Forse così l’amministrazione sperava di smaltire più pratiche – ipotizza Cittadino – Ma a patto che funzioni e che costi relativamente poco, come a Reggio Emilia o a Cremona», precisa. Qui lo stesso servizio costa circa 300 mila euro l’anno, «mentre da noi c’è qualche zero in più», continua.

Una scelta, quella di esternalizzare pur avendo le forze interne per farlo, che produce un duplice effetto negativo secondo Cittadino. «Da una parte crea una spesa che in tempi di crisi economica e con l’ombra del dissesto su Catania sarebbe bene evitare. Dall’altra è un modo elegante e indiretto per comunicare ai dipendenti che sono degli incapaci e buoni per non fare niente», sostiene. Un paradosso, perché sono proprio i dipendenti  comunali a cui spetta l’accoglienza dei cittadini e il tentativo di risolvere gli errori delle aziende esterne. «È proprio il caso degli ultimi mesi – racconta ancora il revisore etneo -Il software predisposto dalla Engineering tributi non ha tenuto conto delle pertinenze (garage o affini ndr) e pertanto le cartelle relative al 2008, già inviate, sono state sospese in autotutela dal Comune. I cittadini che devono farle annullare devono andare dai dipendenti di palazzo dei Chierici».